85 PERSONE, 85 VITE: ovvero le vittime della strage alla stazione di Bologna

La strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna lasciò 85 vittime (oltre a 200 feriti). Ma queste vittime non sono solo dei numeri, un elenco: sono uomini, donne, anziani, bambini. Sono persone, vite, storie, spezzate.

Ripercorriamo qui sotto, in maniera sintetica, queste 85 storie.

Mirella Fornasari in Lambertini

Mirella, 36 anni, viveva a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, era sposata e madre di un ragazzo di 14 anni. Lavorava per la ditta Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Da qualche tempo il suo luogo di lavoro non erano più gli uffici in stazione ma quelli in via Marconi. Quel sabato che precedeva di poco le ferie estive era stato chiesto a Mirella di tornare nel suo vecchio ufficio e lei lo aveva fatto volentieri perché avrebbe rivisto le sue colleghe. L’esplosione la colse mentre lavorava e il suo corpo senza vita fu ritrovato solo a notte inoltrata. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Katia, Nilla e Rita.

Euridia Bergianti in Baldazzi

Euridia, 49 anni, era nata a Campogalliano in provincia di Modena, abitava a Bologna assieme ad uno dei suoi due figli ed era rimasta vedova nel 1975. Lavorava da tre anni alla Cigar una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione di Bologna e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Il 2 agosto lo scoppio della bomba la uccise mentre era in servizio al bancone del Self Service collocato nell’ala ovest della stazione di fianco alla sala d’aspetto di seconda classe. Assieme a lei morirono le colleghe Franca, Katia, Mirella, Nilla e Rita.

Franca Dall’Olio

Franca, 20 anni, era nata a Budrio, abitava a Bologna, era figlia unica e da quattro mesi soltanto lavorava per la ditta Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Qualche attimo prima dell’esplosione era al telefono con un fornitore che era andato a consegnare della merce. Normalmente era lei a scendere e a controllare il materiale mentre quella mattina chiese invece al fornitore di salire. Questi le rispose che sarebbe arrivato entro poco tempo, ma l’esplosione la colse al suo tavolo di lavoro mentre controllava il libro della contabilità e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Mirella, Euridia, Nilla, Katia e Rita.

Katia Bertasi

Katia, 34 anni, era nata a Stienta, Rovigo e viveva a Bologna con i genitori, suo marito e i due figli: una femmina di 11 anni ed un maschietto di 15 mesi. Era ragioniera ed era in stazione perché lavorava alla Cigar, una società bolognese che si occupava della ristorazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Alle 10,25 era nel suo ufficio quando la bomba scoppiava nei locali sottostanti: l’esplosione la uccise mentre stava lavorando. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Mirella, Nilla e Rita.

Nilla Natali

Nilla, 25 anni, era figlia unica, viveva coi genitori e stava per sposarsi, aveva già scelto i mobili per la sua nuova casa, anche quelli su misura per la cucina. Il 2 agosto era in stazione perchè era dipendente della Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. La bomba scoppiò mentre era nel suo ufficio e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Euridia, Franca, Katia, Mirella e Rita.

Rita Verde

Rita, 23 anni, aveva una sorella ed un fratello, viveva a Bologna con i genitori e stava per sposarsi. Era impiegata alla ditta Cigar, una società che si occupava della ristorazione all’interno della Stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. Il 2 agosto era in ufficio e l’esplosione la colse durante il suo lavoro e la uccise. Assieme a lei morirono le colleghe Mirella, Euridia, Nilla, Franca e Katia.

John Andrew Kolpinski

John Andrew, 22 anni, si era laureato all’Arts Court, di Birmingham in Inghilterra. Assieme alla sua fidanzata Catherine aveva intrapreso un viaggio per l’Europa, senza fissarsi particolari mete. Erano partiti zaino in spalla, arancione il suo, blu quello di Catherine, con il sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti e una macchina fotografica. Erano in stazione a Bologna per aspettare un treno. L’esplosione li uccise entrambi.

Catherine Helen Mitchell

Catherine Helen, 22 anni, si era laureata all’Arts Court, di Birmingham in Inghilterra. Assieme al suo fidanzato John aveva intrapreso un viaggio per l’Europa, senza fissarsi particolari mete. Erano partiti zaino in spalla, blu il suo, arancione quello di John, con il sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti e una macchina fotografica. Erano in stazione a Bologna per aspettare un treno. L’esplosione li uccise entrambi.

Iwao Sekiguchi

Iwao, 20 anni, viveva nei pressi di Tokio con i genitori, una sorella e un fratello. Era stato ammesso alla Waseda di Tokio, una delle università più esclusive del Paese dove studiava letteratura giapponese. Un suo grande desiderio era conoscere l’arte, la lingua, le tradizioni italiane. Aveva ottenuto una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano a Tokio e il 23 luglio era arrivato a Roma dove era rimasto una settimana trascorsa la quale era partito per Firenze. Il 2 agosto decise di lasciare il capoluogo toscano per raggiungere Bologna. Iwao teneva un diario del suo viaggio in Italia su cui si legge: «2 agosto: sono alla stazione di Bologna. Telefono a Teresa ma non c’è. Decido quindi di andare a Venezia. Prendo il treno che parte alle 11:11. Ho preso un cestino da viaggio che ho pagato cinquemila lire. Dentro c’è carne, uova, patate, pane e vino. Mentre scrivo sto mangiando». Fu l’ultima pagina perché lo scoppio della bomba lo uccise.

Argeo Bonora

Argeo, 42 anni, era un ferroviere, era nato a Galliera, in provincia di Bologna, aveva due fratelli, era sposato ed aveva 5 figli. Dal 1970 si era trasferito per motivi di lavoro a Salorno, in provincia di Bolzano. Il 2 agosto era in ferie e ne aveva approfittato per andare a trovare la madre che abitava a Saletto di Bentivoglio, in provincia di Bologna. La bomba l’ha ucciso in stazione a Bologna mentre aspettava il treno per ritornare a casa.

Giuseppe Patruno

Giuseppe Patruno, 18 anni, era di Bari ed aveva dieci fratelli. Faceva l’elettricista. Stava trascorrendo un periodo di vacanza con il fratello a casa di amici a Rimini dove avevano conosciuto alcune ragazze straniere. La mattina del 2 agosto in auto assieme al fratello e ad un amico avevano accompagnato alla stazione di Bologna le ragazze che dovevano tornare in patria. Parcheggiata l’auto i ragazzi entrarono in stazione e si diressero verso il primo binario dove era in sosta il treno per Basilea. Giuseppe accelerò il passo e si ritrovò molto vicino all’esplosione che lo uccise. Il fratello, che si era attardato ad aspettare un amico, si salvò.

Irene Breton in Boudouban

Irène, 61 anni, era originaria della Svizzera dove era nata a Boncourt. Risiedeva a Delémont con il marito. Faceva l’orologiaia. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Fausto Venturi

Fausto, 38 anni, viveva con la madre e il fratello a Bologna, era donatore di sangue. Il 2 agosto era in servizio con il suo taxi alla stazione di Bologna: il suo turno era cominciato alle otto e avrebbe dovuto terminare alle 20. Le macerie causate dallo scoppio della bomba lo hanno travolto ed ucciso mentre stava chiacchierando con un collega.

Vincenzo Petteni

Vincenzo, 34 anni, era nato a Malè, in provincia di Trento, abitava a Ferrara, era sposato e da un paio di anni aveva cambiato lavoro, mettendosi in proprio. Il 2 agosto con un amico era diretto a Palermo da dove avrebbe iniziato un breve vacanza sul mare verso la Tunisia. Non avendo trovato posto in aereo pensarono di prendere il treno. Lo scoppio li colse in stazione e Vincenzo rimase gravemente ferito. Fu trasportato al policlinico Sant’Orsola dove dopo quattordici giorni morì per una sopraggiunta infezione polmonare.

Natalia Agostini in Gallon

Natalia, 40 anni, era di Bologna e lavorava come operaia alla Ducati Elettronica ed aveva due figli. Il 2 agosto era in stazione con il marito e con la figlia Manuela di 11 anni. Aspettavano il treno che avrebbe portato Manuela alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il marito si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba, il marito rimase ferito non gravemente mentre Natalia e la figlia Manuela furono travolte dalle macerie e ferite molto seriamente. Furono entrambe portate in ospedale in pericolo di vita: Natalia mori qualche giorno dopo mentre si stavano svolgendo le esequie di Manuela.

Manuela Gallon

Manuela, 11 anni, era di Bologna, aveva superato gli esami di quinta elementare e si preparava ad affrontare le scuole medie. I genitori l’avevano accompagnata in stazione e stavano attendendo il treno che l’avrebbe portata alla colonia estiva di Dobbiaco, in provincia di Bolzano dove avrebbe dovuto trascorrere due settimane di vacanza. I tre si trovavano vicino alla sala d’attesa e il padre si allontanò per comprare le sigarette. Proprio in quell’istante scoppiò la bomba: Manuela rimase gravemente ferita, fu ritrovata e portata in coma all’ospedale dove morì 5 giorni dopo. La mamma morì e il padre rimase ferito.

Pier Francesco Laurenti

Pier Francesco, 44 anni, era nato a Berceto, in provincia di Parma, aveva una sorella ed era laureato in giurisprudenza, viveva a Parma e lavorava a Padova nelle assicurazioni. Il 2 agosto, dopo aver trascorso una vacanza sulla riviera romagnola, stava tornando a casa. Durante una sosta del treno a Bologna decise di scendere per fare una telefonata ad un amico, avvertendolo del suo arrivo. Finita la telefonata, mentre stava ritornando sul treno, lo scoppio della bomba lo ha ucciso.

Angelo Priore

Angelo, 26 anni, era nato a Malles Venosta in provincia di Bolzano, si era trasferito a Messina dove svolgeva il mestiere di ottico. Il 2 agosto era in viaggio per raggiungere moglie e figlio di 14 mesi che erano già in vacanza a Pelos nel Cadore, assieme a lui viaggiavano anche i suoceri. Decisero di aspettare il treno in sala d’aspetto, Angelo leggeva una rivista mentre i suoceri uscirono a fare due passi. Lo scoppio della bomba ferì molto gravemente Angelo al volto e alla testa mentre i suoceri si salvarono. Iniziarono mesi di ricovero ospedaliero, di interventi chirurgici e di forti dolori causati dalle ustioni ma le cure mediche furono inutili ed Angelo spirò l’11 novembre 1980 .

Pio Carmine Remollino

Pio Carmine, 31 anni, era nato a Bella, in provincia di Potenza. Orfano di madre, aveva vissuto con il padre settantacinquenne, la matrigna e otto fratelli a Baragiano. A 18 anni era partito per la Germania con quattro dei suoi fratelli, due anni dopo tornò in Italia per fare il servizio militare, terminato il quale aveva iniziato a spostarsi lungo la penisola cercando lavoro. Nel 1976 si era trasferito a Ravenna e svolgeva lavori saltuari come muratore o cameriere. Un uomo di poche parole, viaggiava da solo, dava raramente notizie di sé. Non sappiamo esattamente come mai era in stazione il 2 agosto quando la bomba lo uccise.

Flavia Casadei

Flavia, 18 anni, aveva frequentato la quarta liceo scientifico Serpieri a Rimini e si preparava ad affrontare l’ultimo anno di scuola superiore. Era partita da casa per raggiungere Brescia dove l’attendeva uno zio. Doveva prendere un treno a Bologna ma il ritardo del convoglio su cui era salita a Rimini le fece perdere la coincidenza. Decise così, assieme ad una ragazza di Cento (Ferrara), conosciuta durante il viaggio, di entrare in sala d’aspetto. Lo scoppio della bomba le colse lì: Flavia mori, mentre la ragazza di Cento si salvò seppur sepolta sotto le macerie.

Eckhardt Mäder

Eckhardt, 14 anni, viveva ad Haselhorf in Westfalia ed era venuto in Italia con i suoi genitori e i due fratelli per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il 2 agosto era in stazione con tutta la famiglia perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Eckhardt e i due fratelli erano in sala d’aspetto con la mamma, mentre il padre, avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio uccise Eckhardt, il fratello Kai e la mamma Margret. Rimasero feriti l’altro fratello e il padre che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari.

Margret Rohrs in Mäder

Margret, 39 anni, viveva ad Haselhorf in Westfalia con il marito e i tre figli ed era venuta in Italia con tutta la famiglia per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il 2 agosto era in stazione perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Margret con i figli era in sala d’aspetto, mentre il marito, avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio la uccise assieme ai due figli Kai di 8 anni e Eckhardt di 14 anni. Rimasero feriti l’altro figlio di 16 anni e il marito che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari.

Kai Mäder

Kai, 8 anni, viveva ad Haselhorf in Westfalia ed era venuto in Italia con i suoi genitori e i due fratelli per trascorrere una vacanza al Lido di Pomposa, in provincia di Ferrara. Il 2 agosto era in stazione con tutta la famiglia perché, arrivati da Ferrara, aspettavano il treno per tornare a casa, in Germania. Alle dieci e venticinque Kai e i due fratelli erano in sala d’aspetto con la mamma, mentre il padre avendo l’intenzione di occupare le due ore di attesa per vedere Bologna, stava per uscire dalla stazione. Lo scoppio uccise Kai, il fratello Eckhardt e la mamma Margret. Rimasero feriti l’altro fratello e il padre che scavando fra le macerie riuscì a ritrovare i suoi cari.

Onofrio Zappalà

Onofrio, 27 anni, era nato a Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina e aveva due sorelle. Finito il liceo classico, si era iscritto alla facoltà di lettere, ma aveva lasciato al secondo anno per cercarsi un lavoro. Si era innamorato di Ingeborg, una maestra danese di 22 anni, conosciuta un’estate al mare a Sant’Alessio siculo dove Onofrio risiedeva con i genitori. L’aveva raggiunta a Copenaghen dove pensava di stabilirsi, ma venne chiamato in Italia perchè assunto alle Ferrovie dello Stato. Il 2 agosto era in stazione a Bologna con due colleghi ed aspettavano un treno per lo scalo di San Donato. I colleghi decisero di uscire, mentre Onofrio rimase sul marciapiede del primo binario dove lo scoppio lo uccise. Il 3 agosto Onofrio avrebbe dovuto incontrare Ingeborg a Bologna.

Vincenzina Sala in Zanetti

Vicenzina, 50 anni, era nata a Pavia ma risiedeva da molti anni a Bologna. Il 2 agosto era alla stazione col marito, con i consuoceri e con il nipotino di sei anni ad aspettare l’arrivo di sua figlia e di suo genero che provenivano dalla Svizzera. Il treno era in ritardo e si misero ad aspettare sul marciapiede del primo binario. Lo scoppio della bomba uccise Vicenzina, ferì il marito, la consuocera e molto gravemente il nipotino.

Elisabetta Manea – vedova De Marchi

Elisabetta, 60 anni, era di Marano Vicentino dove, alla morte del marito avvenuta nel 1970, era rimasta con i suoi quattro figli. Il 2 agosto aveva da poco terminato la convalescenza dopo un intervento chirurgico ed era in stazione con Roberto, il più giovane dei suoi figli che aveva 21 anni ed era un promettente pallavolista. Madre e figlio erano partiti di buon mattino con meta la Puglia: un lungo viaggio per andare a trovare alcuni parenti. La prima tappa era Bologna dove avrebbero dovuto prendere una coincidenza. Arrivati in stazione decisero di non uscire, ma attendere il treno in sala d’aspetto e fu proprio qui che l’esplosione colse Elisabetta, mentre il figlio era sul marciapiede del primo binario. Morirono entrambi.

Roberto De Marchi

Roberto, 21 anni, era rimasto orfano di padre nel 1970, la sua famiglia, composta da altri tre fratelli e dalla mamma Elisabetta viveva a Marano Vicentino. Roberto era il fratello più piccolo, era un valente e promettente pallavolista che militava nella Volley Sottoriva. Madre e figlio erano partiti da casa il 2 agosto di buon mattino con meta la Puglia: un lungo viaggio per andare a trovare alcuni parenti. La prima tappa era Bologna dove avrebbero dovuto prendere una coincidenza. Arrivati in stazione decisero di non uscire, ma di attendere il treno in sala d’aspetto. Roberto passeggiava sul marciapiede del primo binario quando l’esplosione causò il crollo della pensilina che lo travolse e lo uccise. La mamma fu uccisa nella sala d’aspetto.

Rosina Barbaro in Montani

Rosina, 58 anni, era di Bologna, era sposata ed aveva una figlia e in agosto avrebbe festeggiato il 40° anniversario di matrimonio. Il 2 agosto stava partendo con il marito per trascorrere una vacanza sulla riviera adriatica: avevano deciso di prendere il treno, declinando l’invito della figlia ad essere accompagnati in auto. Erano sul marciapiede del primo binario e, mano nella mano, stavano andando verso il bar quando furono travolti dalle macerie causate dallo scoppio della bomba. Il marito rimase ferito e Rosina morì.

Mauro Alganon

Mauro, 22 anni, era di Asti, viveva in casa con i genitori pensionati, lavorava come commesso in una libreria, era l’ultimo di tre figli ed era appassionato di fotografia. Era partito di prima mattina dal Piemonte con un amico per andare a Venezia. Occorreva cambiare a Bologna, ma un ritardo del treno fece sì che i ragazzi perdessero la coincidenza. Per questo motivo entrarono in sala d’aspetto. Era molto caldo e a turno i due amici uscivano a prendere un po’ d’aria. Alle 10, 25 Mauro era rimasto seduto a custodire i bagagli leggendo un giornale quando lo scoppio della bomba lo uccise. L’amico che era uscito si salvò.

Francesco Betti

Francesco. 44 anni, era un taxista originario di Marzabotto. Viveva con la moglie e il figlio di 2 anni a S. Lazzaro di Savena in provincia di Bologna. Il 2 agosto 1980 era in servizio davanti alla stazione di Bologna e si trovava con il suo taxi a circa trenta metri dal luogo dove era posizionata la bomba. Un masso lo ha colpito alla nuca ed è morto immediatamente.

Vincenzo Lanconelli

Vincenzo, 51 anni, era nato a Cotignola in provincia di Ravenna, viveva a Bagnacavallo, era celibe ed aveva due sorelle e un fratello. Era stato Ispettore del lavoro a Forlì ed aveva ricoperto l’incarico di Segretario dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna. Andato in pensione, si era iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Bologna per conseguire una seconda laurea così da aprire uno studio di consulenza con altri colleghi. Il 2 agosto voleva assistere ad uno spettacolo lirico all’Arena, lo scoppio della bomba lo sorprese nella sala d’aspetto dove era in attesa di un treno per recarsi a Verona.

Salvatore Lauro

Salvatore, 57 anni, era di Acerra, era un maresciallo dell’aereonautica e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli. Di qui era partito con la moglie Velia il venerdì primo agosto. La loro meta era Scorzè, in provincia di Venezia in cui si celebrava il funerale del consuocero. A Bologna dovevano cambiare treno, ma il convoglio su cui viaggiavano era arrivato in ritardo e quindi persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno successivo e li uccise entrambi lasciando orfani i loro sette figli, di cui due molto giovani.

Velia Carli in Lauro

Velia, 50 anni, era nata a Tivoli, era titolare di una piccola impresa artigiana di maglieria e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli. Di qui era partita con il marito Salvatore il venerdì primo agosto. La loro meta era Scorzè, in provincia di Venezia in cui si celebrava il funerale del consuocero. A Bologna dovevano cambiare treno, ma il convoglio su cui viaggiavano era arrivato in ritardo e quindi persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno successivo e li uccise entrambi lasciando orfani i loro sette figli, di cui due molto giovani.

Pietro Galassi

Pietro, 66 anni, era nato nella Repubblica di San Marino, aveva una sorella e si era laureato in matematica e fisica. Prima di andare in pensione aveva insegnato in una scuola di Viareggio di cui in seguito era diventato preside. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba lo uccise.

Rossella Marceddu

Rossella, 19 anni, viveva con i genitori e la sorella a Prarolo, in provincia di Vercelli, e studiava per diventare assistente sociale. Aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre e la sorella al Lido degli Estensi. Aveva deciso di rientrare a casa per raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava, avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno ritenendolo più sicuro. La mattina del 2 agosto erano sul marciapiede del quarto binario ad aspettare il treno diretto a Milano, siccome faceva molto caldo Rossella decise di andare a prender qualcosa da bere. La bomba scoppiò mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul quarto binario si salvò.

Roberto Gaiola

Roberto, 25 anni, era di Vicenza ed aveva una sorella. A undici anni, dopo aver conseguito il diploma di scuola elementare, era andato a lavorare in fabbrica. Dopo un periodo piuttosto turbolento della sua vita era entrato in un programma di disintossicazione che si svolgeva all’ospedale Maggiore di Bologna, intraprendendo un percorso che era anche di aiuto per altri che si trovavano in difficoltà. Così faceva sovente il viaggio da Vicenza a Bologna. All’inizio del 1980 subì anche la dolorosa perdita del padre. Il 2 agosto partì molto presto da casa, si recò al Maggiore e alle 10,25 era nuovamente in stazione ad aspettare il treno che lo avrebbe riportato a casa. Fu durante l’attesa che la bomba lo uccise.

Angelica Tarsi in Sacrati

Angelica, 72 anni, era marchigiana ma viveva da molti anni a Bologna con il figlio, la nuora e i tre nipoti. Era in stazione perché doveva partire con il nipotino più piccolo alla volta di Ostra (Ancona), dove avrebbero trascorso un periodo di vacanza a casa di sua sorella. Suo figlio e la nuora Loredana li avevano accompagnati: non avendo trovato parcheggio il figlio restò ad aspettare in auto e la nuora li accompagnò all’interno della stazione. L’esplosione li sorprese sul marciapiede del primo binario. Angelica e la nuora morirono sul colpo, il nipote rimase gravemente ferito.

Loredana Molina in Sacrati

Loredana, 44 anni, era di Bologna e il 2 agosto assieme al marito avevano accompagnato in stazione il figlio minore e Angelica Tarsi, sua suocera, che dovevano partire per le vacanze. Il marito, non avendo trovato parcheggio, aspettava in macchina che Loredana comprasse i biglietti ed accompagnasse nonna e nipote al treno. L’esplosione li colse sul marciapiede del primo binario dove Loredana stava guadando i tabelloni con gli orari delle partenze. Lei e la suocera morirono sul colpo, suo figlio rimase gravemente ferito.

Brigitte Drouhard

Brigitte, 21 anni, era nata a Saules, in Francia, risiedeva a Parigi, faceva l’impiegata e aveva una passione per la poesia e per la letteratura italiana. Il 2 agosto era in stazione a Bologna perché stava aspettando un treno che avrebbe dovuto portarla a Ravenna. La bomba la uccise durante l’attesa.

Carla Gozzi

Carla, 36 anni, abitava coi genitori a Concordia in provincia di Modena ed era impiegata in un maglificio. Assieme al fidanzato Umberto Lugli di 38 anni aveva organizzato un viaggio alle isole Tremiti. Erano stati accompagnati in stazione con largo anticipo dal fratello di Umberto che poi tornò indietro. La bomba sorprese i due fidanzati che aspettavano il treno e li uccise.

Umberto Lugli

Umberto, 38 anni, era di Carpi dove aveva aperto con il fratello una merceria. Assieme alla fidanzata Carla Gozzi di 36 anni aveva organizzato un viaggio alle isole Tremiti. Erano stati accompagnati in stazione con largo anticipo dal fratello che tornò a Carpi per aprire il negozio. La bomba sorprese i due fidanzati che aspettavano il treno e li uccise.

Francisco Gomez Martinez

Francisco (Paco), 23 anni, era catalano, aveva due sorelle e lavorava come impiegato in una azienda tessile di Sentmenat, in provincia di Barcellona dove era nato e dove viveva con la madre e una delle sorelle. Aveva cominciato a lavorare a 16 anni, era appassionato di arte e di pallacanestro, sport che praticava. Era anche attivo nel tessuto associativo culturale del suo paese. Tutto l’anno risparmiava i soldi per poter fare qualche viaggio d’estate. Era partito da casa il 29 luglio con l’intenzione di visitare diverse città europee. Nel suo viaggio in treno conobbe un ragazzo catalano e con lui decise di fermarsi qualche giorno a Bologna. Il 2 agosto i due ragazzi si trovavano seduti nella sala di aspetto in attesa di un treno che li avrebbe portati a Rimini. Per ingannare l’attesa Paco scriveva alla fidanzata: nella lettera immaginava assieme a lei le ferie dell’anno successivo. Lo scoppio della bomba lo uccise, mentre l’amico che era con lui rimase ferito.

Maria Idria Avati in Gurgo

Maria, 80 anni, abitava a Rossano Calabro da dove era partita per recarsi in Trentino. Avrebbe voluto partire di mattina, per poter guardare il panorama dai finestrini, ma accettò la proposta di viaggiare di notte assieme alla figlia. Il treno su cui erano madre e figlia era in ritardo di due ore e arrivò alla stazione di Bologna solo verso le dieci. Maria Idria si sedette in sala d’aspetto e la figlia si incamminò verso la toilette per rinfrescarsi un po’ dopo il lungo viaggio. L’esplosione travolse Maria Idria che fu gravemente ferita. La figlia ritornò sui suoi passi, trovò la madre ancora in vita, l’aiutò a salire sull’ambulanza. Il ricovero all’ospedale Maggiore non riuscì a salvarla.

Nazzareno Basso

Nazzareno, 33 anni, era di Numana, nelle Marche, aveva quattro figli e lavorava a Milazzo. Nel 1978, quando era carabiniere ausiliario a Chioggia, incontrò la sua futura moglie. Il 2 agosto Nazzareno era in stazione a Bologna, perchè, provenendo dalla Sicilia, stava andando a casa dei suoceri, a Caltana, nel veneziano, dove era la sua famiglia. Il treno con il quale doveva fare l’ultima parte del suo viaggio era in ritardo. Dopo aver telefonato per avvertire dell’inconveniente, entrò in sala d’aspetto dove lo scoppio della bomba lo uccise.

Davide Caprioli

Davide, 20 anni, era di Verona dove viveva con i genitori, frequentava il primo anno di economia e commercio, voleva diventare commercialista e la sua passione era la musica: suonava la chitarra e cantava. Aveva trascorso un periodo di vacanze ad Ancona, presso la sorella. Sabato 2 agosto era ripartito perché la sera stessa doveva suonare con il suo complesso, il Dna group, e poi voleva riprendere a studiare. Era in stazione a Bologna in attesa di una coincidenza e stava guardando il tabellone con gli orari dei treni. Lo scoppio della bomba lo ferì molto gravemente, fu trasportato all’ospedale Maggiore in rianimazione dove morì 2 ore dopo il ricovero.

Patrizia Messineo

Patrizia Messineo, 18 anni, era di Bari e si era appena diplomata in ragioneria. Era in stazione con la madre, la sorella Sonia Burri, i nonni materni e zia Silvana- la sorella della mamma – e le cugine. Lo scoppio la sorprese in sala d’aspetto. La bomba la uccise assieme alla sorella e alla zia.

Silvana Serravalli in Barbera

Silvana, 34 anni, era di Bari, insegnava presso una scuola elementare di quella città ed aveva compiuto gli anni il primo agosto. Alle 10,25 del 2 agosto era al bar ubicato di fianco alla sala d’aspetto con le figlie. In stazione con lei c’erano i genitori, il cognato e la sorella accompagnata dalle due figlie. Lo scoppio la ferì molto gravemente e morì cinque giorni dopo all’ospedale. La bomba la uccise assieme a Patrizia Messineo e Sonia Burri, le figlie della sorella.

Sonia Burri

Sonia, 7 anni, era partita da Bari con i genitori e il 2 agosto era in stazione con loro e con i nonni materni, la sorella Patrizia Messineo, zia Silvana – la sorella della mamma – e le cugine. Lo scoppio la sorprese in sala d’aspetto: i soccorritori la trovarono viva ma in gravissime condizioni vicino alla sua bambola rossa. Morì in ospedale due giorni dopo. La bomba la uccise assieme alla sorella e alla zia.

Gaetano Roda

Gaetano, 31 anni, era nato a San Bartolomeo, era orfano di padre e viveva a Mirabello in provincia di Ferrara con la madre e il fratello. Aveva fatto il rappresentante ed era appena stato assunto dalle Ferrovie. Il 2 agosto stava frequentando un corso alla stazione di Bologna e durante una pausa pensò di andare al bar. Alle 10,25 era sul marciapiede nei pressi della sala d’aspetto: l’onda d’urto causata dallo scoppio della bomba lo gettò contro il treno in sosta sul primo binario e lo uccise.

Maria Fresu

Maria, 24 anni, abitava a Gricciano di Montespertoli, in provincia di Firenze e la sua famiglia di origine sarda era composta dalla figlia Angela di tre anni, dai genitori e da sei sorelle ed un fratello. Era in stazione con Angela e due amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Del corpo di Maria non si ebbe traccia fino al 29 dicembre, quando gli ultimi esami sui resti rinvenuti fra le macerie confermarono il suo ritrovamento.


Angela Fresu

Angela, 3 anni, abitava a Gricciano di Montespertoli, in provincia di Firenze e famiglia di origine sarda era composta dalla mamma Maria, dai nonni e dai sette fratelli della mamma. Era in stazione con la mamma e due sue amiche perché stavano andando in vacanza sul lago di Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Verdiana Bivona, una delle amiche della mamma, morirono mentre l’altra amica rimase ferita. Con i suoi tre anni Angela è la vittima più piccola della strage.

Verdiana Bivona

Verdiana, 22 anni, era un’operaia, viveva con i genitori e con uno dei suoi due fratelli a Castelfiorentino (Firenze) dove era nata e la sua famiglia aveva origini siciliane. Il 2 agosto era in stazione perchè stava andando in vacanza sul lago di Garda con due amiche e la figlia di una di loro. Lo scoppio della bomba ha ucciso Verdiana, la sua amica Maria Fresu e la figlioletta Angela. L’altra amica che era con loro è rimasta ferita e si è salvata.

Francesco Antonio Lascala

Francesco Antonio, 56 anni, era sposato ed aveva tre figli, era appassionato di pesca e viveva a Reggio Calabria con la moglie e uno dei suoi figli che aveva 15 anni. Era stato centralinista alle Ferrovie dello Stato ed era in pensione. Il 2 agosto stava andando a Cremona per trascorrere alcuni giorni dalla figlia. Il treno con il quale era partito era arrivato a Bologna con tre ore di ritardo e per questo motivo Francesco Antonio aveva perso la coincidenza e aveva dovuto aspettare il treno delle 11,05. Lo scoppio della bomba lo uccise.

Maria Angela Marangon

Maria Angela, 22 anni, era nata a Rosolina, in provincia di Rovigo, aveva due fratelli e una sorella. Aveva trovato lavoro come babysitter presso una famiglia bolognese e appena poteva tornava a casa. Sabato 2 agosto era in stazione per ritornare a Rosolina e lo scoppio della bomba la uccise.

Mauro Di Vittorio

Mauro, 24 anni, abitava a Torpignattara, nella periferia romana, era orfano di padre e aveva due sorelle ed un fratello. Nell’estate del 1980 si era messo in viaggio verso Londra dove sperava di trovare un lavoro. Arrivato in Francia scrisse sul suo diario di viaggio: «Mi permetto pure una colazione e all’una prendo il traghetto. Londra, eccomi. Dover con le sue bianche scogliere mi sta di fronte». Alla frontiera venne fermato e rimandato indietro perché non aveva denaro sufficiente per mantenersi. Fece quindi il viaggio a ritroso e il 2 agosto si trovava in stazione dove la bomba lo uccise. La famiglia e gli amici lo credevano a Londra ma il 10 agosto ebbero la notizia della sua presenza in stazione.

Roberto Procelli

Roberto, 21 anni, era figlio unico e viveva a San Leo di Anghiari, una frazione di Arezzo. Si era diplomato ragioniere, aveva seguito un corso per programmatore elettronico ed aveva trovato lavoro. Aiutava anche il padre nella loro coltivazione di tabacco. Il 13 maggio era partito per svolgere il servizio di leva nel 121° Battaglione di artiglieria leggera a Bologna. Sabato 2 agosto era in stazione perchè stava tornando a casa. E’ stato colpito dallo scoppio della bomba: lo hanno ritrovato nella piazza antistante la stazione vicino ad una cabina telefonica. E’ stato identificato dalla piastrina che portava al collo.

Berta Ebner

Berta, 50 anni, era nata a San Leonardo in Passiria in provincia di Bolzano, aveva un fratello, non era sposata e viveva in casa con la madre. Faceva la casalinga. Non sappiamo perché il 2 agosto fosse in stazione dove la bomba la uccise.

Salvatore Seminara

Salvatore, 34 anni, era originario di Gravina di Catania, aveva un fratello e una sorella. Era perito elettrotecnico e da 9 anni lavorava come operaio specializzato nella sede di Bologna della ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Divideva l’alloggio con Antonino di Paola, un collega di Palermo. Il 2 agosto i due erano in stazione per aspettare il fratello di Salvatore che stava facendo il servizio militare e voleva trascorre due giorni di licenza a Bologna. Il suo treno che doveva arrivare alle 10.15 era in ritardo e così Antonino e Salvatore entrarono nella sala d’aspetto di seconda classe. La bomba li uccise entrambi.

Antonino Di Paola

Antonino, 32 anni, era di Palermo, aveva due sorelle ed un fratello, amava trasmettere alla radio e da 14 anni lavorava per la ditta Stracuzzi, specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Aveva lavorato in diverse città: Palermo, Messina Caltanissetta, Monfalcone e Trieste. Nel gennaio 1980 era stato trasferito a Bologna dove aveva preso una stanza in affitto assieme al collega Salvatore Seminara, catanese di 34 anni. Il 9 agosto sarebbe tornato a casa per le ferie. Il 2 agosto era in stazione con Salvatore per aspettare il fratello di quest’ultimo che stava facendo il servizio militare e voleva trascorre due giorni di licenza a Bologna. Il suo treno doveva arrivare alle 10.15, ma era in ritardo e così Antonino e Salvatore entrarono nella sala d’aspetto di seconda classe. La bomba li uccise entrambi.

Marina Antonella Trolese

Marina, 16 anni, era di Sant’Angelo di Piove in provincia di Padova, studiava al liceo Tito Livio della città patavina e doveva partire con la sorella di 15 anni per un viaggio studio. Con loro in stazione a Bologna c’erano la madre Anna Maria e il fratello dodicenne. Lo scoppio li colpì in pieno: la mamma Anna Maria morì immediatamente, i fratelli rimasero feriti, mentre Marina riportò gravissime ustioni e mori il 22 agosto all’ospedale di Padova.

Anna Maria Salvagnini in Trolese

Anna Maria, 51 anni, risiedeva a Sant’Angelo di Piove in provincia di Padova e insegnava nella città patavina presso la scuola media Palladio. Il 2 agosto era in stazione a Bologna con il figlio dodicenne per accompagnare le due figlie in partenza per un viaggio studio. Lo scoppio li colpì in pieno: Anna Maria morì immediatamente, il figlio e una figlia rimasero feriti, mentre Marina, la figlia sedicenne, riportò gravissime ustioni e morì giorni dopo all’ospedale di Padova.

Vittorio Vaccaro

Vittorio, 24 anni, operaio ceramista, era nato a Palermo e viveva a Casalgrande, Reggio Emilia, con la moglie che aveva conosciuto a Rimini e una figlia di 4 anni. Il 2 agosto era partito in auto con la madre Eleonora verso la stazione di Bologna dove dovevano andare ad accogliere una zia proveniente dalla Sicilia. Lo scoppio della bomba li ha uccisi entrambi.

Eleonora Geraci in Vaccaro

Eleonora, 46 anni, era di origini palermitane e il 2 agosto era partita in auto con il figlio Vittorio di 24 anni che viveva a Casalgrande, Reggio Emilia. Dovevano recarsi alla stazione di Bologna per accogliere sua sorella proveniente dalla Sicilia. Lo scoppio della bomba li ha uccisi entrambi.

Amorveno Marzagalli

Amorveno, 54 anni, viveva ad Omegna, in provincia di Novara, con la moglie e il figlio. Lavorava come dirigente in una ditta produttrice di macchine da caffè. In quell’estate del 1980 aveva accompagnato la famiglia al Lido degli Estensi, in provincia di Ravenna e poi avrebbe dovuto raggiungere il fratello a Cremona con il quale aveva programmato una gita sul Po. Erano dieci anni che il fratello lo invitava ma solo quella volta Amorveno acconsentì, anche per non lasciarlo solo dopo la morte della madre avvenuta in giugno. La mattina del 2 agosto si fece accompagnare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non saliva su di un treno, si mise in viaggio alla volta di Bologna dove lo attendeva una coincidenza in partenza alle 11.05. Lo scoppio della bomba lo uccise.

Paolo Zecchi

Paolo, 23 anni, era figlio unico, era nato a Bologna, si era diplomato in ragioneria e lavorava in una banca ad Ozzano dell’Emilia in provincia di Bologna. Si era sposato da pochi mesi con Viviana che aveva la sua stessa età e che aveva appena annunciato di aspettare un bambino. Vivevano a San Lazzaro di Savena con i genitori di Viviana. Il 2 agosto erano entrambi in stazione per acquistare i biglietti per il treno e per il traghetto che li avrebbe portati in Sardegna all’inizio di settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

Viviana Bugamelli in Zecchi                                                           

Viviana, 23 anni, era di Bologna, diplomata in ragioneria aveva trovato un impiego in un’azienda agricola. Da pochi mesi si era sposata con Paolo che era un suo coetaneo e aveva appena annunciato di aspettare un bambino. Vivevano a San Lazzaro di Savena con i suoi genitori. Il 2 agosto erano entrambi in stazione per acquistare i biglietti per il treno e per il traghetto che li avrebbe portati in Sardegna all’inizio di settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

Paolino Bianchi

Paolino, 50 anni, lavorava come muratore in una cooperativa agricola e viveva in provincia di Ferrara a Castello di Vigarano Mainarda, con la madre di salute cagionevole. Tutti gli anni si recava ad Arco di Trento, sul Garda, per trascorrere poco più di una settimana con un’amica molto cara: era l’unica distrazione che si concedeva. Prima di partire aveva organizzato la casa e aveva comprato le provviste per la madre. Sabato 2 agosto era partito prestissimo ed era andato a Bologna per prendere il treno che lo avrebbe portato verso la sua destinazione. La bomba scoppiò mentre era in stazione.

Sergio Secci

Sergio, 24 anni, era nato a Terni e si era laureato al Dams di Bologna. La sua passione era il teatro e il 2 agosto era in viaggio per lavoro verso Bolzano. Sergio era salito sul treno a Forte dei Marmi pensando di arrivare in stazione a Bologna per pendere il treno per Verona in partenza alle 8,18 così da raggiungere un amico che lo aspettava nella città scaligera. Il treno su cui viaggiava era però in ritardo e quindi a Sergio non restava altro se non attendere il treno delle 10,50. La bomba scoppiò mentre era in sala d’aspetto e gli causò gravissime ferite e ustioni. Venne ricoverato in condizioni estremamente gravi all’ospedale Maggiore e morì alle 10,55 del 7 agosto.

Leo Luca Marino

Leo Luca, 24 anni, originario di Altofonte in provincia di Palermo, proveniva da una famiglia formata dai genitori e da otto figli. Dal 1975 viveva a Ravenna dove lavorava come muratore e dove aveva conosciuto Antonella Ceci che divenne la sua fidanzata. Il 2 agosto i due ragazzi erano in stazione per attendere Angela e Domenica, le sorelle di Leo Luca con le quali sarebbero tornati a Ravenna per un breve periodo di vacanza. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Leo Luca, Angela, Antonella e Domenica furono ritrovati morti sotto le macerie.

Domenica Marino

Domenica, 26 anni, lavorava come collaboratrice famigliare ad Altofonte in provincia di Palermo ed aveva sette fratelli. Il 2 agosto era arrivata a Bologna con la sorella Angela: in stazione ad aspettarle c’erano il fratello Leo Luca e la sua fidanzata Antonella Ceci. I quattro sarebbero partiti per un breve periodo di vacanza a Ravenna, città di provenienza di Antonella dove Leo Luca risiedeva. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Domenica, Angela, Antonella e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Antonella Ceci

Antonella, 19 anni, era di Ravenna, aveva conseguito il diploma di maturità chimico- tecnica con il massimo dei voti e avrebbe dovuto cominciare a lavorare presso uno zuccherificio. Il 2 agosto era in stazione con il fidanzato Leo Luca Marino ad accogliere le sorelle di lui giunte dalla Sicilia per conoscerla. Sarebbero tornati tutti assieme a Ravenna per un breve periodo di vacanza, ma il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Antonella, Angela, Domenica e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Angela Marino

Angela, 23 anni, lavorava nello studio di un dentista ad Altofonte in provincia di Palermo ed aveva sette fratelli. Il 2 agosto era arrivata a Bologna con la sorella Domenica: in stazione ad aspettarle c’erano il fratello Leo Luca e la sua fidanzata Antonella Ceci. I quattro sarebbero partiti per un breve periodo di vacanza a Ravenna, città di provenienza di Antonella dove Leo Luca risiedeva. Il treno su cui dovevano salire era stato posticipato alle 11 e per questo si trovavano in stazione al momento dello scoppio. Angela, Antonella, Domenica e Leo Luca furono ritrovati morti sotto le macerie.

Mirco Castellaro

Mirco, 33 anni, era originario di Pinerolo in provincia di Torino, aveva a lungo vissuto a Frossasco dove il padre era stato Sindaco. Era capoufficio presso la ditta Vortex Hidra di Fossalta di Copparo e risiedeva a Ferrara, era sposato ed aveva un figlio di sei anni. In società con un amico aveva appena comprato una barca con la prospettiva di avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980 il progetto era quello di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Vari imprevisti fecero sì che Mirco ritardasse la partenza: il 2 agosto era in stazione e lo scoppio della bomba lo uccise.

Carlo Mauri

Carlo, 32 anni, era un perito meccanico e viveva con la moglie Anna Maria e il figlio Luca a Tavernola, una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: rimasero illesi, ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il 2 agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Anna Maria Bosio in Mauri

Anna Maria, 28 anni, era una maestra e viveva con il marito Carlo e il figlio Luca a Tavernola, una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: rimasero illesi, ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il 2 agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Luca Mauri

Luca, 6 anni, avrebbe frequentato la prima elementare all’inizio dell’anno scolastico e viveva con la mamma Anna Maria e il papà Carlo a Tavernola una frazione di Como. Venerdì primo agosto erano partiti verso Marina di Mandria, in provincia di Taranto per trascorrervi le vacanze. Giunti nei pressi di Bologna ebbero un incidente automobilistico: rimasero illesi, ma l’auto si guastò. Per questo venne lasciata da un meccanico a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, e la famiglia Mauri decise di prendere il treno per raggiungere Brindisi e poi la località di villeggiatura. Il 2 agosto arrivarono in stazione poco prima dell’esplosione che li uccise.

Antonio Montanari

Antonio, 86 anni, era di Santa Maria Codifiume, in provincia di Ferrara, aveva fatto il mezzadro ed era in pensione. Da molti anni viveva a Bologna con la moglie con la quale era sposato dal 1920 ed aveva due figli. Aveva la passione delle carte ed era un vero “asso” a briscola, amava leggere i fumetti. La mattina del 2 agosto era andato all’autostazione per informarsi su alcuni orari delle corriere e stava ritornando a casa: aveva perso un autobus per un soffio e si era messo vicino al portico che sta di fronte alla stazione in attesa del bus successivo. A causa dell’esplosione numerosi oggetti si staccarono dall’edificio, uno di questi lo scaraventò a terra e lo ferì. Un amico che passava di lì per caso lo accompagnò immediatamente all’ospedale, dove Antonio morì per le ferite riportate. Con i suoi 86 anni è la vittima più anziana della strage.

Francesco Cesare Diomede Fresa

Cesare, 14 anni, era un ragazzo di Bari, assieme al papà Vito e alla mamma Errica era partito dalla loro città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il 2 agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Errica Frigerio in Diomede Fresa

Errica, 57 anni, era di Bari, era sposata con Vito ed insegnava lettere presso l’Istituto per Geometri “Pitagora”. Aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Venerdì primo agosto assieme al marito e al figlio Cesare erano partiti con il treno per evitare il traffico sull’autostrada. Il 2 agosto erano in stazione e lo scoppio li uccise. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Vito Diomede Fresa

Vito, 62 anni, era di Bari, era sposato con Errica Frigerio e aveva due figli: una ragazza e un ragazzo di 14 anni. Era un medico impegnato nella ricerca sul cancro ed era direttore dell’Istituto di patologia generale alla facoltà di medicina di Bari. Era partito dalla sua città il venerdì primo agosto con il treno per evitare il traffico sull’autostrada, assieme a lui viaggiavano la moglie e il figlio. Il 2 agosto erano in stazione e lo scoppio della bomba li ha uccisi. Della famiglia rimase solo la figlia che non era partita assieme ai genitori e al fratello.

Vito Ales

Vito, 20 anni, viveva a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, aveva un diploma come operaio specializzato ed era in attesa di trovare un posto di lavoro stabile. Quel 2 agosto stava andando a Cervia, sulla riviera romagnola, dove come nelle estati precedenti avrebbe lavorato in una pensione. Aveva perso la coincidenza per la città romagnola perchè il convoglio sul quale viaggiava dalla Sicilia era giunto a Bologna in ritardo e quindi alle 10,25 stava aspettando il treno successivo camminando sul marciapiede del primo binario dove fu ucciso dall’esplosione.

Lina Ferretti in Mannocci

Lina, 53 anni, era nata a Peccioli in provincia di Pisa. Abitava a Livorno insieme a suo marito Rolando coinvolto anche lui nella strage e rimasto gravemente ferito. Lei casalinga, con una predilezione per la lettura, lui operaio FS, avevano due figli. Era alla stazione di Bologna con suo marito ad aspettare la coincidenza che li avrebbe portati a Brunico per una breve vacanza offerta dalla suocera che aveva fatto una piccola vincita al gioco del lotto. Dovevano partire il 3 agosto, ma si liberò una camera un giorno prima e la padrona della pensione, per tempo, fece sapere loro che sarebbero potuti partire il 2 agosto concedendogli un giorno in più di vacanza. E così fecero. Alle 10,25 era nella sala d’aspetto di 2°classe seduta ad un tavolo, rivolgendo le spalle alla bomba. Fu riconosciuta, con fatica, da suo cognato Loriano il giorno successivo alla strage pur essendo lui passato davanti al suo corpo decine di volte.

Romeo Ruozi

Romeo, 54 anni, era originario di Reggio Emilia, aveva vissuto a Trieste fino al 1975 e abitava a Bologna, era sposato ed aveva tre figli: due grandi sposati e residenti in altre città ed una ragazza di 14 anni che viveva con i genitori. Era pensionato. Romeo si trovava in stazione per accogliere la figlia sposata che veniva a prendere la sorella più piccola con la quale avrebbe trascorso parte delle vacanze estive. Il treno doveva arrivare soltanto alle 11,58 ma Romeo era andato in stazione con largo anticipo, come sua abitudine. Lo scoppio della bomba lo uccise. Il genero lo riconobbe da una particolarità dell’unghia dell’alluce.

Mario Sica

Mario, 44 anni, era nato a Roma ed era un avvocato specializzato in diritto del lavoro. Dopo aver lavorato alla Fiat di Torino, era stato assunto all’Atc, l’azienda di trasporti di Bologna, città in cui si era trasferito con la moglie ed i tre figli. Il 2 agosto era andato in stazione per accogliere la madre che arrivava da Roma: la bomba scoppiò mentre era sul marciapiede del primo binario e lo uccise.

Lidia Olla in Cardillo

Lidia, 67 anni, aveva una figlia ed abitava a Cagliari con suo marito. I due coniugi erano partiti per raggiungere la sorella di Lidia che risiedeva a Cavalese, in Trentino per trascorrere un periodo di vacanze che era anche un momento di convalescenza per il marito. Il 2 agosto erano in stazione a Bologna dove, nella sala d’aspetto di prima classe, avrebbero dovuto trascorre due ore in attesa del treno. Il signor Cardillo, dopo essersi tolto la giacca ed averla appoggiata sulla sedia accanto alla moglie, uscì dalla sala d’aspetto per andare a controllare l’orario di arrivo del treno. Fece appena in tempo ad uscire quando lo scoppio della bomba lo ferì gravemente provocandogli vaste ustioni su tutto il corpo. Lidia, rimasta all’interno della sala, morì.

Fonte: Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, portale 2 agosto 1980 [il portale e le biografie sono visitabili liberamente qui]