Quell’estate del 1980 (40 anni fa) ha segnato per sempre la città di Bologna e i suoi abitanti (e poi l’Italia intera). Chi scrive non c’era a quel tempo, non era ancora nato, ma non per questo non può parlarne. D’altronde la Storia è Storia, e i fatti sono andati in un certo modo (e poi chi scrive, la Storia, la studia).

Quell’estate del 1980 era un’estate diversa dalle precedenti. Era l’inizio di un nuovo decennio, c’era la speranza che si andasse incontro ad un periodo migliore, ci si voleva lasciare alle spalle quei pesanti anni 70, gli anni di piombo e della strategia della tensione, gli anni delle stragi, degli attentati, dei rapimenti, che avevano insanguinato e colpito tutta l’Italia, anni di movimenti, anni turbolenti. Gli anni di Piazza Fontana (1969), Gioia Tauro (1970), la Questura di Milano (1973), Piazza della Loggia e il treno Italicus (1974), il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (1978).

E proprio all’interno di questa scia di sangue, di stragi e attentati, Bologna è colpita dalla strage dell’Italicus: il 4 agosto 1974 una bomba esplode sul treno Roma – Monaco di Baviera nei pressi dell’uscita dalla Grande galleria dell’Appennino, in località San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Le vittime sono 12, i feriti sono 48. A mettere la bomba sono i neofascisti, ma i vari processi non arrivano a condannare nessuno.

Quell’estate del 1980 ci sono anche i Giochi Olimpici, a Mosca, allora capitale dell’Unione Sovietica. È l’Olimpiade del boicottaggio americano per l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Sono più di 60 i Paesi che seguono la linea USA (Canada, Germania Ovest, Giappone, Cina, Norvegia,…). L’Italia a quelle Olimpiadi partecipa solo con gli atleti non appartenenti ai corpi militari. È l’Olimpiade dell’oro di Pietro Mennea nei 200 metri, dell’argento della nazionale maschile di basket.

La città di Bologna è profondamente segnata da quell’estate del 1980, in particolare da due importanti episodi: la strage di Ustica e la strage alla stazione di Bologna.

La sera del 27 giugno 1980, poco dopo le ore 20, dall’aeroporto di Bologna-Borgo Panigale, decolla il DC-9 (volo IH870) della compagnia aerea Itavia, diretto all’aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Alle ore 20.59, mentre si trova sopra il braccio di mare compreso tra le isole di Ponza e Ustica, l’aereo scompare dai radar e non risponde ai vari tentativi di contattarlo. Iniziano allora le ricerche, ma solo all’alba del giorno dopo vengono individuati i detriti dell’aereo in mare. Le vittime sono 81, tutti i presente sull’aereo (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio). Sull’accaduto sono state avanzate varie ipotesi, ma ancora oggi, dopo 40 anni, non si conoscono né le cause né i colpevoli. Una bomba, un guasto, un missile, un errore, un atto voluto, una guerra dichiarata? E poi sono stati gli italiani, i francesi, gli americani, i libici? Tutte domande senza risposta, a causa di atti secretati e segreti di Stato, di alleanze militari e diplomatiche segrete. Quello che è certo è la morte di 81 persone e la mancanza di verità e giustizia, dopo 40 anni.

La mattina del 2 agosto 1980, alle 10.25, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna esplode una bomba, che distrugge l’ala Ovest della stazione e colpisce anche il treno fermo al primo binario e il parcheggio dei taxi antistante all’edificio. Le vittime sono 85, mentre i feriti oltre 200. Dopo anni di depistaggi e processi, i colpevoli risultano essere i neofascisti (in particolar modo i NAR), in quanto responsabili materiali, e la Logga P2 di Licio Gelli, in quanto mandante. Dopo 40 anni però non tutti i colpevoli hanno pagato e non tutta la verità è conosciuta.

Quell’estate del 1980, quell’estate di 40 anni fa, con la strage di Ustica, con la strage alla stazione di Bologna, ha segnato indelebilmente, per sempre, la città di Bologna, i suoi abitanti, e l’Italia intera.