Martedì 1 settembre, il Ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, è stato in Libia: la sua visita non è casuale e ha scopi precisi.

Anzitutto arriva alcuni giorni dopo che Al Serraj e Saleh (grazie alla mediazione di Russia e Turchia) hanno annunciato la fine delle ostilità (con la conseguente marginalizzazione del generale Haftar).

Poi va ricordato il legame storico tra Italia e Libia (al di là della vicinanza geografica): nella prima metà del Novecento la Libia fu per diverso tempo una colonia italiana. A ciò si aggiungono anche vari accordi tra i due Paesi nel corso del tempo, in particolare il trattato di Bengasi, firmato nel 2008 dal dittatore libico Gheddafi e l’allora premier italiano Berlusconi.

E l’intento di Di Maio è proprio quello di migliorare le relazioni tra i due Paesi, anche perché in Libia l’Italia ha numerosi interessi economici e industriali, riguardanti soprattutto infrastrutture (come la costruzione dell’autostrada costiera e dell’aeroporto internazionale di Tripoli) e risorse energetiche (come le attività dell’Eni), tutte operazioni che trarrebbero giovamento da una situazione libica tranquilla e pacifica.


[articolo pubblicato il 03/09/2020]