Ogni anno, in questo periodo, in genere, penso di più al Natale e al Capodanno, e scrivo di più sul Natale e il Capodanno, perché forse mi piacciono di più.
Il Natale ha quella carica di magia, di meraviglia e di bellezza. Natale vuol dire famiglia, stare insieme, fare festa; è simbolo di semplicità. Dal punto di vista religioso è Dio che diventa uomo: qualcosa di grandioso, potente, unico.
Il Capodanno invece è sempre un nuovo inizio. Capodanno vuol dire nuovi propositi, nuovi progetti, nuove idee. Capodanno lo si festeggia con gli amici, si fa festa, si brinda. È un nuovo anno che comincia, è una festa di speranza.
Ecco, ma c’è una festa, in questo periodo, a volte un po’ trascurata, forse perché è una festa che arriva dopo tante altre feste, è una festa che si porta via tutte le altre feste. È una festa per cui il giorno dopo si torna a scuola, a lavorare, alla routine quotidiana. Questa festa è l’Epifania, il 6 di gennaio.
La parola deriva dal greco antico ἐπιφάνεια, epifàneia, che significa manifestazione, apparizione, venuta, presenza, della divinità.
Dal punto di vista religioso è di fatto la manifestazione della divinità di Gesù Cristo, con la visita dei Magi che, seguendo una stella cometa, giungono nella grotta di Betlemme e porgono i doni a Gesù appena nato.
Questi tre vengono da lontano, da molto lontano, camminano per molti giorni, si stancano, fanno una grande fatica, per giungere in una piccola grotta, in un piccolo paesino, per donare qualcosa ad un bambino appena nato.
Ecco, mi lancio in un’analisi laica, esco un attimo dalla dimensione religiosa dell’evento (non me ne vogliano i più esperti). Io nei Magi ci vedo una metafora e un invito.
La venuta dei Magi è una metafora della nostra vita. Perché la vita non è altro che un cammino. Un cammino in cui si fa fatica, in cui si compiono sacrifici, in cui vi è una meta da raggiungere, in cui al nostro fianco ci sono dei compagni di viaggio.
Un cammino in cui abbiamo qualcosa che ci guida, dei punti di riferimento, come i Magi hanno la stella cometa. Un cammino da portare a termine, anche quando perdiamo la sicurezza e la certezza, proprio come fanno i Magi, che continuano, che vanno avanti, anche in quei momenti in cui la cometa scompare.
Ma soprattutto, secondo me, la venuta dei Magi è un invito, il gesto che loro fanno è un potente invito che ci viene rivolto.
Loro sono ricchi e potenti, sono dei re, vivono in una dimora di lusso, tra gli agi e le comodità. Potevano fregarsene, rimanere nella loro comodità, o, peggio, potevano fare come Erode e usare gelosia, cattiveria, malvagità, violenza. invece scelgono di essere altruisti, di essere generosi, scelgono di partire, di mettersi in viaggio, di fare un lungo cammino, e di fare un semplice, ma potente, atto a quello che religiosamente parlando è il Signore: donare.
Ecco, secondo me (secondo il mio umilissimo parere), l’Epifania ci lancia questo invito, un invito che è religioso, ma che è anche e soprattutto laico, di vita quotidiana: abbandonare il male, la malvagità, la gelosia, la cattiveria, il voler contrapporsi agli altri, il voler giudicare e criticare gli altri, il desiderare il male degli altri, il voler primeggiare, e invece scegliere di essere generosi, altruisti, aperti, scegliere di amare, di voler bene, di donare agli altri un pezzo di sé stessi, di manifestarsi con gli altri, di essere presenti.