Domenica 11 luglio si sono conclusi gli Europei di calcio, previsti inizialmente nell’estate 2020 e rimandati a quest’anno a causa della pandemia. È quindi tempo di tirare le somme e fare qualche (personale) riflessione su quello che è successo.

Partiamo anzitutto da chi ha vinto…

LA VITTORIA DELL’ITALIA

Ha vinto la forza del gruppo. Ha vinto il cuore, la passione, il coraggio. Ha vinto un commissario tecnico straordinario come Mancini, che ci ha creduto fin dall’inizio. Ha vinto una squadra forse senza grandi top player, ma solida, affiatata, unita, insomma una vera squadra. Ha vinto una Nazionale meravigliosa. Ha vinto l’Italia!

Gli Azzurri non erano certamente tra i favoriti della vigilia. È vero, venivano da vittorie importanti nelle partite precedenti agli Europei e da tanti risultati utili consecutivi, ma bisognava ancora affrontare delle squadre davvero forti. E ad EURO 2020 ce n’erano di squadre forti, diverse anche più forti dell’Italia almeno sulla carta, secondo i pronostici. Ma l’Italia ha saputo vincere questi Europei un passo alla volta, una vittoria alla volta, un’emozione (e una sofferenza) alla volta.

Dopo quello che è stato probabilmente il punto più basso nella storia della Nazionale italiana di calcio, con la mancata qualificazione ai Mondiali 2018, e dopo un anno e mezzo di pandemia, di sofferenze e privazioni, il mese di questo EURO 2020 e soprattutto la notte della finale (una notte magica) credo sia stato qualcosa di davvero meraviglioso, qualcosa di cui avevamo bisogno (calcisticamente, e socialmente).

Oltre che con la coppa, l’Italia torna a casa da questi Europei con maggiore consapevolezza e maturità, conscia di quelli che sono i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. La Nazionale italiana ha sofferto tanto, ma ha saputo soffrire e quindi reagire. Ha saputo creare tante occasioni, giocare bene, fare molti gol. È riuscita spesso ad imporre il proprio gioco, a costruire dal basso, a verticalizzare, a fare passaggi nello stretto, ad andare in pressing, ad allargare sulle fasce. Tutto questo nonostante i tanti giovani in gruppo.

Questo è il punto di partenza, perché da qui alla fine del prossimo anno ci aspettano due appuntamenti importanti: la final four della Nations League, da disputare ad ottobre di quest’anno in Italia, e i Mondiali in Qatar del prossimo anno (novembre/dicembre 2022), a cui comunque bisogna ancora qualificarsi.

LA SCONFITTA DELL’INGHILTERRA

Doveva tornare a casa la coppa, dicevano gli inglesi, già sicuri di vincere questi Europei. E alla fine il trofeo è tornato nella vera casa del calcio. Perché, se vogliamo essere precisi, dal punto di vista storico, il calcio è nato in Italia, a Firenze, nel Rinascimento, secoli prima delle moderne regole scritte dagli inglesi. Quindi sì, “it’s coming home”, ma nella sua vera casa, l’Italia!

Detto ciò, diciamo la verità: l’Inghilterra oggettivamente ha disputato un Europeo tutt’altro che esaltante. Ha chiuso i gironi con due vittorie e due soli gol segnati, ha avuto un lato di tabellone nettamente più semplice di quello degli Azzurri (che invece avevano Belgio, Spagna, Portogallo, Francia, Croazia) ed è arrivata in finale grazie a un autogol e un rigore molto dubbio nella semifinale contro la Danimarca. Certamente, è una squadra forte, che andrà lontano, che proverà di vincere i Mondiali in Qatar, una Nazionale che ha fatto della velocità, dei contropiedi e delle aperture laterali il suo punto di forza, ma probabilmente c’erano altre squadre che meritavano più di lei di arrivare in finale (ad esempio la Spagna).

Insomma, qui si è di parte, ma forse oggettivamente la finale l’ha vinta la squadra che ha giocato meglio, la Nazionale più bella calcisticamente parlando di questi Europei.

LE SORPRESE

La vittoria dell’Italia è forse stata una “sorpresa” se guardata con gli occhi di oltre un mese fa. Ma sono state altre le vere sorprese di questi Europei. In ordine casuale… L’incredibile percorso della Svizzera, che elimina ai rigori agli ottavi la Francia (campione del mondo in carica) e per poco non elimina anche gli spagnoli (sempre ai rigori) ai quarti. L’Ungheria che in un girone di ferro non passa il turno, ma resiste al Portogallo per (quasi) una partita intera perdendo solo nel finale e pareggia contro la Francia e poi contro la Germania. La Danimarca che aveva cominciato gli Europei in maniera drammatica (con il malore in campo di Eriksen) e dopo le prime due partite (perse) sembrava spacciata e invece è arrivata a giocarsi la semifinale (non demeritando nemmeno il passaggio in finale, perso a causa di un autogol e di un rigore contro). Sorprese sono state anche la Repubblica Ceca, passata alla fase ad eliminazione diretta tra le migliori terze e poi incredibilmente vincente contro l’Olanda, l’Ucraina, anch’essa ripescata come migliore terza e arrivata fino ai quarti di finale, in parte anche la Svezia e l’Austria.

LE DELUSIONI

Ci sono poi state anche tante delusioni. Anzitutto la Francia, data per (super) favorita e vincente sicura da tutti i pronostici. Ha faticato molto però, si è dimostrata in parte anche spavalda (come d’altro anche gli inglesi), e una partita che poteva stravincere contro la Svizzera si è limitata a controllarla, a giochicchiare, dando agli svizzeri la possibilità di fare il loro gioco e portare la partita fino ai rigori. Dai campioni del mondo in carica ci si aspettava di più, sia durante la fase a gironi sia dopo. Poi anche il Portogallo, altra favorita di questi Europei: è vero, ha incontrato il Belgio in un ottavo di finale che meritava di vincere o quantomeno di pareggiare, e comunque una delle due squadre sarebbe dovuta uscire. Però, nonostante i tanti gol fatti, non ha brillato come si pensava. E poi altra grande delusione è l’Olanda, la quale sembrava quella che poteva far saltare il banco delle grandi favorite, avendo comunque una buona Nazionale. Ha giocato un girone, vincendole tutte, ma rischiando molto (soprattutto la prima partita contro l’Ucraina), e poi ha perso gli ottavi contro una sorprendente Repubblica Ceca. Infine una squadra che si può considerare una delusione, più che altro visto il percorso di avvicinamento a questi Europei, è la Turchia, dalla quale ci aspettava sicuramente di più, in termini di risultati (almeno il passaggio alla fase a eliminazione diretta) ma anche e soprattutto di gioco.

LA FORMULA DEL TORNEO

Un parere personale su due questioni riguardanti la formula del torneo: le modalità dei gruppi e il passaggio alla fase a eliminazione diretta da un lato, le partite in giro per l’Europa dall’altro lato.

Nel primo caso si tratta di una modalità introdotto negli scorsi Europei, quelli di Francia 2016. Ecco, secondo me è una formula non bella. Va bene aprire a più squadre (24 in totale) la possibilità di giocarsi gli Europei, ma poi far passare il turno dopo i gironi, cioè dopo due settimane di partite serrate, a 16 squadre su 24 mi sembra un po’ esagerato. E poi… perché una squadra che arriva terza (vedi l’Ucraina) scopre di aver passato il turno solo due giorni dopo la loro ultima partita? O perché una squadra che arriva prima nel suo girone come il Belgio poi deve affrontare il Portogallo? Per non parlare del Portogallo 5 anni fa, che da migliore terza vinse l’Europeo avendo vinto una sola partita nei 90 minuti. A questo punto si potrebbe fare come ai Mondiali: 8 gironi (anziché 6) e passano solo le prime 2 di ciascun girone. Aumenti il numero di squadre che vanno agli Europei (32 anziché le attuali 24) e fai un tabellone della fase ad eliminazione diretta più giusto e meglio organizzato.

Per quanto riguarda la formula itinerante, organizzata per quest’edizione per festeggiare i 60 anni della competizione, è forse bello dal punto di vista del coinvolgimento dei tifosi e dei Paesi ospitanti. Ma è sembrato notevolmente ingiusto per le Nazionali. Non a caso è arrivata in finale l’Inghilterra che ha disputato 5 partite su 6 (finale esclusa) in casa, e dall’altro lato l’Italia che comunque aveva fatto le tre partite del girone in casa e poi aveva volato “solo” verso Londra e Monaco di Baviera. All’estremo opposto la Svizzera, che ha giocato (nell’ordine) a Baku, Roma, Baku, Bucarest e San Pietroburgo.