Il 20 e 21 settembre 2020 si voterà per un referendum costituzionale riguardante la riduzione del numero dei parlamentari italiani.

Poiché chi scrive è convinto dell’importanza e della necessità di votare informati e preparati, ecco dunque qui di seguito una guida completa e interattiva su questo appuntamento elettorale, per sapere meglio di cosa si tratta, come siamo arrivati fin qui, quando e come si vota di preciso, cosa c’è scritto nel testo della riforma, cosa dice il quesito, cosa ne pensano i partiti e i politici, eccetera eccetera.


COME SIAMO ARRIVATI FINO A QUI

Nel 2019 il Parlamento ha approvato la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

Nello specifico c’è stata una prima deliberazione al Senato il 7 febbraio 2019 (185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti), poi una prima deliberazione alla Camera il 9 maggio (310 voti favorevoli, 107 voti contrari e 5 astenuti), poi una seconda deliberazione al Senato l’11 luglio (180 voti favorevoli e 50 contrari) e infine una seconda deliberazione della Camera l’8 ottobre (553 voti favorevoli, 14 voti contrari e 2 astenuti). A seguito di ciò, il 12 ottobre 2019 la legge costituzionale è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 240.

Poiché nell’approvazione al Senato la maggioranza favorevole è stata inferiore ai due terzi dei componenti allora è stato possibile avanzare la richiesta di un referendum popolare per approvare o respingere la legge. Tale richiesta può essere presentata entro tre mesi dalla pubblicazione della legge o da un quinto dei membri di una delle due Camere o da 500mila elettori o da cinque Consigli regionali.

È avvenuto dunque che 71 senatori, appartenenti a quasi tutti i partiti, hanno depositato presso la Corte di Cassazione la richiesta di referendum costituzionale. Tale richiesta è stata approvata e inizialmente è stata scelta la data del 29 marzo 2020 per votare, poi rimandata al 20 e 21 settembre a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19.


IL NUMERO DEI PARLAMENTI ITALIANI

Facciamo un enorme passo indietro: da dove nasce l’attuale numero di parlamentari?

Quando nel 1948 è entrata in vigore la Costituzione italiana, gli articoli 56 e 57 non stabilivano un numero definito di parlamentari da eleggere, ma era prevista l’elezione di un deputato ogni 80mila abitanti (o per frazione superiore a 40mila) e per ciascuna regione di un senatore ogni 200mila abitanti (o per frazione superiore a 100mila).

Fu così che nella prima legislatura (1948-1953) furono eletti 572 deputati e 237 senatori, nella seconda legislatura (1953-1958) furono eletti 590 deputati e 237 senatori, nella terza legislatura (1958-1963) furono eletti 596 deputati e 246 senatori.

Nel 1963, verso la fine della terza legislatura, durante il Governo Fanfani IV, fu approvata una legge costituzionale che ha modificato gli articoli 56, 57 e 60 della Costituzione, fissando a 630 il numero dei deputati e a 315 il numero dei senatori.

Successivamente ci sono stati vari tentativi di ridurre il numero dei parlamentari. Da ricordare ad esempio sono due Commissioni Bicamerali e due referendum costituzionali.

Nel primo caso si tratta della Bicamerale presieduta da Bozzi (1983-1985, IX legislatura) e di quella presieduta da D’Alema (1997, XIII legislatura), nessuna delle quali è arrivata ad una definitiva riforma.

Nel secondo caso si tratta del referendum del 2006 sulla riforma del centrodestra di Berlusconi e del referendum del 2016 sulla riforma del Partito Democratico di Renzi: in entrambi la maggioranza degli elettori è stata contraria alla riforma (che comunque, va detto, non riguardava solo la riduzione del numero di parlamentari).


COSA PREVEDE LA RIFORMA

La riforma oggetto di referendum costituzionale prevede la riduzione del numero di parlamentari (di entrambe le Camere).

Per quanto riguarda la Camera dei deputati gli attuali 630 componenti (di cui 12 eletti nella circoscrizione Estero) diventerebbero 400 (di cui 8 eletti dagli italiani all’Estero). Si tratta di una riduzione di 230 deputati (il 36,5% in meno).

Per quanto riguarda il Senato della Repubblica gli attuali 315 componenti (di cui 6 eletti nella circoscrizione Estero) diventerebbero 200 (di cui 4 eletti dagli italiani all’Estero). Si tratta di una riduzione di 115 deputati (il 36,5% in meno).

Nel complesso si passerebbe dagli attuali 945 parlamentari (630+315) ai futuri 600 (400+200).

Altra modifica riguarda il numero minimo di senatori che ciascuna Regione o Provincia autonoma deve avere, che non sarebbe più di 7 (com’è ora) ma di 3.

Nella riforma viene inoltre stabilito che ci potranno essere complessivamente, in carica, massimo 5 senatori a vita nominati dai Presidenti della Repubblica (mentre ora ciascun Presidente può nominarne massimo 5).


IL TESTO DELLA LEGGE COSTITUZIONALE

Il testo della legge costituzionale, oggetto del referendum, è abbastanza semplice e breve e comprende di fatto un elenco di piccole (ma significative) modifiche agli articoli.

È composto da 4 articoli: il primo modifica l’articolo 56 della Costituzione (quello che riguarda i deputati), il secondo modifica l’articolo 57 della Costituzione (quello che riguarda i senatori), il terzo modifica l’articolo 59 della Costituzione (quello che riguarda i senatori a vita), il quarto stabilisce che le disposizioni presenti nella legge già dalla prossima volta in cui ci saranno le elezioni per le nuove Camere.

Il testo della legge costituzionale è riportato sul sito della Gazzetta Ufficiale della Repubblica, direttamente accessibile cliccando qui.


QUANDO SI VOTA

Differentemente da altre tornate elettorali, in questa occasione, per il referendum costituzionale si vota in due giorni.

Nello specifico si tratta di:

Domenica 20 settembre 2020, dalle ore 7 alle ore 23
Lunedì 21 settembre 2020, dalle ore 7 alle ore 15

Lunedì, subito dopo la chiusura dei seggi, si procederà allo spoglio e al conteggio dei voti.


COSA DICE IL QUESITO

Il quesito presente sulla scheda elettorale e a cui gli elettori saranno chiamati a rispondere è il seguente:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?


COME SI VOTA

Si vota tracciando una X nella casella dove c’è scritto SI, se si vuole confermare la legge costituzionale e si è dunque favorevoli alla riduzione del numero dei parlamentari.

Si vota tracciando una X nella casella dove c’è scritto NO, se si vuole respingere la legge costituzionale e si è dunque contrari alla riduzione del numero dei parlamentari.

Per questo referendum non è previsto il quorum: ciò vuol dire che l’esito finale sarà valido a prescindere dal numero di cittadini che si recheranno a votare.


LA SCHEDA ELETTORALE

Il fac-simile della schede elettorale con cui si voterà per il referendum è disponibile nel portale Eligendo del sito del Ministero dell’Interno, direttamente accessibile cliccando qui.


DA CHE PARTE STANNO I PARTITI

Tra i partiti politici italiani, il primo sostenitore di questa riforma, e quindi fortemente dalla parte del , è il Movimento 5 Stelle.

Ma si sono dichiarati favorevoli anche la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia per quanto riguarda il centrodestra e il Partito Democratico per quanto riguarda il centrosinistra.

Sono invece contrari alcuni partiti, come +Europa, Sinistra Italiana, Azione, Europa Verde, Volt Europa, Partito Socialista Italiano.

Ad essere contrari sono anche numerosi singoli esponenti di vari partiti, come ad esempio: Tommaso Nannicini, Giorgio Gori, Gianni Cuperlo, Laura Boldrini, Matteo Orfini, del Partito Democratico; Anna Maria Bernini, Renato Brunetta, Simone Baldelli, di Forza Italia; Elisa Siragusa, Andrea Colletti, Maria Lapia, del Movimento 5 Stelle; Attilio Fontana, Giancarlo Giorgetti, Armando Siri, Claudio Borghi, della Lega; e poi anche Romano Prodi, Pier Ferdinando Casini, Elly Schlein, le Sardine.


NON SOLO REFERENDUM…

Il 20 e il 21 settembre non ci sarà solo il referendum costituzionale, ma anche:

Elezioni regionali in 7 Regioni, ovvero Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia

Elezioni amministrative in 1179 Comuni, tra cui 18 Comuni capoluogo, ovvero Chieti, Matera, Crotone, Reggio di Calabria, Lecco, Mantova, Fermo, Macerata, Andria, Trani, Nuoro, Agrigento, Enna, Arezzo, Bolzano, Trento, Aosta e Venezia

Elezioni suppletive del Senato in due circoscrizioni, ovvero il Collegio uninominale 09 – Veneto (Villafranca di Verona) e il Collegio uninominale 03 – Sardegna (Sassari)

Per un approfondimento sulle elezioni regionali basta cliccare sulla scritta “Elezioni Regionali 2020” qui sotto.

Approfondimento: i candidati delle elezioni regionali del 20 e 21 settembre 2020

Il 20 e il 21 settembre 2020 oltre alle elezioni per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari ci saranno anche elezioni regionali in ben 7 Regioni d’Italia. Si tratta di: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Valle d’Aosta.

Qui sotto sono riportati i principali candidati delle varie elezioni regionali.


- VENETO

In Veneto il principale candidato è Luca Zaia (della Lega), Presidente uscente (con già due mandati) e sostenuto dal centro-destra. I principali sfidanti sono Arturo Lorenzoni (indipendente), sostenuto dal centro-sinistra, Enrico Cappelletti, del Movimento 5 Stelle, e Daniella Sbrollini, di Italia Viva.


- LIGURIA

In Liguria il principale candidato è Giovanni Toti (di Cambiamo!, ex Forza Italia), Presidente uscente e sostenuto dal centro-destra. I principali sfidanti sono Ferruccio Sansa (indipendente), sostenuto da centro-sinistra e Movimento 5 Stelle, e Aristide Massardo, sostenuto da Italia Viva, +Europa e PSI.


- TOSCANA

In Toscana non è candidato il Presidente uscente Enrico Rossi (del Partito Democratico). I candidati principali sono Eugenio Giani (del Partito Democratico), sostenuto dal centro-sinistra, Susanna Ceccardi (della Lega), sostenuta dal centro-destra, e Irene Galletti, del Movimento 5 Stelle.


- MARCHE

Nelle Marche non è candidato il Presidente uscente Luca Ceriscioli (del Partito Democratico). I candidati principali sono Maurizio Mangialardi (del Partito Democratico), sostenuto dal centro-sinistra, Francesco Acquaroli (di Fratelli d’Italia), sostenuto dal centro-destra, e Gian Mario Mercorelli, del Movimento 5 Stelle.


- CAMPANIA

In Campania il principale candidato è Vincenzo De Luca (del Partito Democratico), Presidente uscente e sostenuto da tutto il centro-sinistra. I principali sfidanti sono Stefano Caldoro (di Forza Italia), sostenuto dal centro-destra, e Valeria Ciarambino, del Movimento 5 Stelle.


- PUGLIA

In Puglia il principale candidato è Michele Emiliano (indipendente, ex Partito Democratico), Presidente uscente e sostenuto dal centro-sinistra. I principali sfidanti sono Raffaele Fitto (di Fratelli d’Italia), sostenuto dal centro-destra, Antonella Laricchia, del Movimento 5 Stelle, e Ivan Scalfarotto, di Italia Viva.