Joe Biden (candidato dei Democratici alle elezioni americane di quest’anno, quindi sfidante di Trump) ha scelto come sua candidata vicepresidente Kamala Harris.

La scelta non è stata più di tanto inaspettata, ma nonostante questo è rivoluzionaria. Si tratta infatti della prima donna non bianca ad essere candidata a presidente o vicepresidente (e della quarta donna in assoluto) nella storia degli Stati Uniti.

Sia Biden che Harris sono dentro la politica istituzionale da molto tempo, sono accomunati dalla mancanza di una vera e propria ideologia politica, sono aperti alle idee progressiste ma restano di fatto solidamente ancorati ad una posizione centrista. Harris ha un’importante qualità che a Biden manca: gli attacchi abili, aggressivi, diretti (in questo caso contro Trump).


Kamala Harris ha 55 anni, è nata a Oakland (California), da madre di origini indiane e padre di origini giamaicane. Alle spalle ha una lunga carriera politica, iniziata negli anni 90, e ha ricoperto le cariche di procuratore distrettuale di San Francisco (2003-2011), procuratore generale della California (2011-2017) e (attualmente, dal 2017) senatrice per la California (da ricordare che negli USA la carica di procuratore è elettiva e dura 4 anni).

Questa sua esperienza come procuratrice è indubbiamente un valore aggiunto nell’ottica di un’elezione fondata sull’idea di “ordine pubblico” (come sta diventando quella di quest’anno). A ciò si aggiungono due questioni politiche (e di consenso elettorale), che riguardano due importanti categorie sociali dell’America e che sono incarnate da Harris: le donne e le minoranze etniche.


[articolo pubblicato il 25/08/2020]