🌻 Il girasole: tra storia e geografia, arte e letteratura, cultura e simbologia

Storicamente è originario delle Americhe, gli Incas lo consideravano l’immagine del dio del Sole e Pizarro ne portò alcuni semi in Europa. Ma si trovano tracce già nella mitologia classica: il poeta latino Ovidio nelle sue “Metamorfosi” racconta di una ninfa chiamata Clizia, che, innamorata del dio del sole Apollo, lo guardava in continuazione volare sul suo carro nel cielo, ma dopo nove giorni venne trasformata in un fiore giallo. Fu molto amato dal re francese Luigi XIV (il Re Sole) e in Inghilterra diventò uno dei simboli dell’età vittoriana. William Blake lo paragona al moto dell’aspirazione dell’uomo verso l’infinito. Oscar Wilde lo metteva sempre nell’occhiello e ne fece il simbolo del suo movimento estetico. Vincent van Gogh ne dipinse alcuni in un vaso in una delle sue opere più famose, ed è il protagonista anche di un dipinto di Gustav Klimt. Eugenio Montale (che chiamò la sua musa ispiratrice proprio Clizia) ne scrisse tre quartine nella sua raccolta “Ossi di seppia” e lo descrive “impazzito di luce”. Per Salvatore Quasimodo “piega a occidente e già precipita il giorno nel suo occhio in rovina”. Più recentemente è diventato il protagonista di una canzone di Giorgia. Per la cultura cinese rappresenta la longevità e la vitalità. Il nome scientifico, cioè “helianthus”, deriva dall’unione di due parole greche: “helios”, che vuol dire sole, e “anthos”, che vuol dire fiore. È un fiore giallo, rivolto a est, là dove sorge il sole (mentre prima della fioritura il bocciolo tende a girare verso il sole). Che dire? Il girasole è qualcosa di meraviglioso, un fiore carico di storia, geografica, letteratura, arte, musica, cultura, vita. Che meraviglia!
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