Qualche giorno fa il Presidente USA Donald Trump ha firmato un decreto che obbliga la società cinese ByteDance a vendere in tempi brevi le attività statunitensi della sua piattaforma TikTok, altrimenti il social network più popolare tra gli adolescenti sarà vietato negli USA (cosa già successa in India).

La motivazione ufficiale di tale divieto riguarda la sicurezza e la privacy degli utenti e l’utilizzo dei dati dell’app da parte del governo cinese, ma di fatto la vicenda si inserisce nello scontro diplomatico e geopolitico legato alla guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina.

Ma non è finita qui…

Da diverso tempo (e ancor più negli ultimi giorni) nei confronti di TikTok si è manifestato l’interesse di Microsoft, colosso americano della tecnologia e dell’informatica specializzato nella produzione di software (fondato da Bill Gates e ora diretto da Satya Nadella). Dopo l’iniziale contrarietà, Trump si è espressi a favore dell’operazione di acquisizione di TikTok USA da parte di Microsoft.

Negli ultimi anni Microsoft ha acquisito il videogioco Minecraft, il servizio web LinkedIn, la piattaforma per programmatori GitHub, tutte operazioni di successo. Ma il controllo di TikTok darebbe a Microsoft la possibilità di pubblicizzare i propri prodotti tra i più giovani, analizzare i comportamenti degli adolescenti americani, ottenere una posizione di forza nel mondo dei social networks con la piattaforma attualmente più popolare e vivace (tra l’altro in un momento in cui Facebook e Twitter sono criticati e faticano a rinnovarsi) e tornare a competere con i giganti della tecnologia (Apple, Google Amazon, Facebook).

Insomma, l’operazione Microsoft-TikTok mostra l’intreccio tra questioni politiche, diplomatiche, economiche, tecnologiche, sociali, che coinvolgono un’enorme quantità di persone e soldi e che possono modificare il futuro dei social networks e della tecnologia nel mondo.