Martedì 2 marzo 2021 è andata in scena la prima serata della 71^ edizione del Festival della canzone italiana di Sanremo (QUI la mia guida completa, interattiva e aggiornata).

Nelle righe qui sotto raccolgo alcune mie personalissime considerazioni sulla serata, lanciandomi in un gioco: dare i voti alle esibizioni degli artisti in gara, ai conduttori, agli ospiti, ai vari momenti della serata.

Buona lettura, e fatemi sapere cosa ne pensate…



DIECI


Voto 10 a Matilda De Angelis (senza alcun dubbio), davvero straordinaria (ma questo già si sapeva): tiene il palco magistralmente (nonostante la tv non sia come il cinema), conduce perfettamente (meglio di tanti altri su quel palco, quest’anno e gli anni scorsi), tiene testa con semplicità a un duro Ibrahimovic (vedi sotto), canta e interpreta meravigliosamente (e anche questo già si sapeva), trasmette messaggi ed emozioni. Unica pecca, non sua, è che si trova a dover mettere in scena gag e siparietti non granché, ma ne esce più che bene e li fa sempre migliori di quanto non siano.


NOVE


Voto 9 a Fiorello, non tanto per la sua bravura o vena comica, ma perché il Festival dell’anno scorso e ancor più quello di quest’anno non sarebbero la stessa cosa senza di lui, e questo lui lo sa. Fare comicità davanti ad un teatro vuoto non è facilissimo, lui ci riesce e va anche oltre, ride e fa ridere di questo, e in più copre i momenti morti con improvvisazioni talmente fantastiche e comiche che sembrano scritte prima. Unica pecca: la solita “egoistica” voglia di stare sempre in prima fila.


OTTO


Voto 8 a Francesca Michielin che con enorme bravura (e con lo sguardo) tranquillizza e sostiene la tanta ansia e la palese emozione di un impaurito Fedez, che si sblocca solo durante (e ancor più dopo) la sua parte rap di un brano che probabilmente si dimostrerà più bello con il passare del tempo e che sicuramente avrà successo radiofonico (da rivedere forse il look di lei, troppo “duro”).


Voto 8 anche a Diodato, se non altro perché, con la sua bellissima “Fai rumore”, fa riaffiorare in noi dolci e meravigliosi ricordi dello scorso anno, quando ancora questo dannato virus era lontano.


SETTE


Voto 7 all’emozionante sinergia e intesa dei Coma_Cose, coppia nella musica e nella vita (e questo, appunto, si vede).

Voto 7 ad Amadeus che ricorda Patrick Zaki (con una pecca: legge sul foglietto le parole da dire).


Poi, che Annalisa sappia cantare già si sapeva, e si distingue da molti altri della serata perché tiene il palco bene, senza emozionarsi più di tanto (sarà che comunque è la quinta volta che partecipa a Sanremo): la canzone sembra buona (e non a caso è prima nella classifica di serata), però poteva fare di più; per tutto questo merita come voto un 7.


SEI


Voto 6 a Noemi e alla sua canzone, che fra tutte quelle ascoltate fino ad ora è la più classica ballade sanremese. Max Gazzè probabilmente sarebbe da 5, perché la sua canzone somiglia tanto ad altre sue canzoni (e, per certi versi, questo è anche un bene, perché le sue canzoni sono belle), ma merita un 6 per il vestito da Leonardo da Vinci e per la sua Trifluoperazina Monstery Band di cartonati. Sufficienza piena anche a Ghemon, che come sempre riesce a mescolare modernità e vintage, in un brano che non sembra chissà cosa, ma non delude nemmeno.


CINQUE


Voto 5 a Colapesce e Dimartino, alla loro pattinatrice (che ricorda tanto la vecchia che balla de Lo Stato Sociale che ricorda tanto la scimmia nuda di Gabbani) e alla loro ansia ed emozione, derivanti forse dall’aver ricevuto negli ultimi giorni l’etichetta di “favoriti”, con una canzone che avrebbe fatto ballare l’Ariston se ci fosse stato il pubblico (vedi sotto). Voto 5 anche ad Arisa, perché sinceramente ci si aspettava di più: la canzone in sé non è male, il suo modo di cantare è buono, ma le due cose messe insieme non sembrano funzionare granché (forse troppi acuti); da riascoltare.


QUATTRO


Voto 4 a Francesco Renga, che è vero che è bravo a cantare, ma stavolta non lo dimostra più di tanto, in un’esibizione in cui la sua voce e la musica sembrano andare per due strade diverse.

Voto 4 ai Maneskin che, per carità, portano una canzone loro, che più loro non si poteva, in perfetto stile Maneskin, e tengono il palco bene, e suonano, e ok, però non è una canzone da Sanremo, è il brano più anti-Sanremo degli ultimi anni: ci fosse stato il pubblico in platea, si sarebbero alzati e andati via in molti (se non altro, vista l’età media del pubblico dell’Ariston).


TRE


Voto 3 a Ibrahimovic. Va bene che l’italiano non è la sua lingua, che ha il carattere e il modo di fare che ha, e va bene anche che la conduzione televisiva non è il suo mondo, ma sinceramente ci si aspettava di più e non sembra porti più di tanto un valore aggiunto alla serata: a malapena dice il nome dell’artista che “presenta” e le sue gag con Amadeus gelano e silenziano ancor di più un Ariston già di suo congelato e silenzioso.


DUE


Voto 2 a Fasma e al suo autotune (e anche alla giuria demoscopica che lo mette al terzo posto della classifica della serata): la canzone è anche carina, ascoltabile, orecchiabile, ma la modalità può andare bene nella produzione, su Spotify, su YouTube, in radio, non a Sanremo dove conta (anche) il saper cantare (sarebbe stato più “giusto” se avesse fatto come la Lamborghini l’anno scorso: sai cantare così così, ma almeno canti con la tua voce e ti prendi la posizione che ti meriti; con l’autotune è tutto più facile).


UNO


Voto 1 ad Aiello e ai suoi urli. Ma ha cantato? No, perché sinceramente qui ci si ricorda solo degli urli. Dispiace dirlo (perché ha fatto anche canzoni belle in passato), ma è meritatamente ultimo nella classifica di serata (unica scusante: l’emozione della prima volta a Sanremo). Voto 1 anche al carrello con i fiori. Si passano i cartoncini con le presentazioni, si passano i microfoni, si baciano in fronte, si abbracciano, si danno pacche sulle spalle, si prendono addirittura per mano, ma i fiori non si possono toccare. Non si possono toccare sul palco, perché poi dietro le quinte qualcuno ce li avrà pure messi su quel carrello.


ZERO


Voto 0 all’assenza del pubblico. Che non ci sarebbe stato lo si sapeva, ma Sanremo senza pubblico non è il vero Sanremo. Perché il pubblico avrebbe applaudito diversamente alle varie canzoni e diversamente dall’applauso finto, registrato e sempre uguale. Perché il pubblico avrebbe commentato, parlottato, rumoreggiato, fischiato, urlato, riso, pianto, ballato, eccetera eccetera, e quindi condizionato lo spettacolo sul palco, e quindi condizionato le esibizioni degli artisti, e quindi condizionato l’impressione (e il televoto) del pubblico a casa. Sì, sono tempi duri e i teatri d’Italia sono chiusi, ma l’Ariston a Sanremo è uno studio televisivo e, in quanto tale, meritava un pubblico di figuranti scritturati (è quello che capita tutti i giorni in moltissimi programmi televisivi, non si capisce perché non si poteva fare anche a Sanremo). Speriamo comunque che sia il primo e ultimo anno di un Sanremo senza pubblico.


SENZA VOTO


Tra tutti gli artisti della prima serata sembra impossibile dare un voto a Madame: difficile da collocare, canta bene, ha una canzone che sente e fa sua, con un testo davvero interessante, tiene il palco bene nonostante la giovane età e nonostante sia la prima volta a Sanremo. Giudizio più che positivo, ma voto sospeso, per ora.


Bene Achille Lauro, ma gli diamo un voto più avanti, aspettiamo di vedere altri suoi quadri.


Impossibile poi dare un voto ad una fantastica Loredana Bertè, perché lei è una spanna (ma anche più di una) sopra tutti gli altri (unica pecca: il playback della nuova canzone).


Come scritto in apertura, queste mie pagelle sono solo un “gioco”, senza la volontà di giudicare, criticare, accusare, alcuna persona. Chiedo scusa qualora qualcuno si senta offeso dalle mie parole, scritte con la sola volontà di commentare liberamente, con leggerezza, un evento importante della musica e della televisione d’Italia.