Dire chi è stato Paolo Rossi è semplice: un campione. E già questo di per sé spiega il grande affetto e dolore dimostrato da così tante persone, in tutta Italia, quando qualche giorno fa questo campione ci ha lasciati.

Ma qui si vuole fare di più, si vuole cercare di andare alle radici di questo grande interesse mediatico e popolare per il triste evento, si vuole raccontare (soprattutto a chi non c’era nel 1982) chi è stato Paolo Rossi e soprattutto perché tutta Italia ora lo piange così forte (e perché è giusto ricordarlo per sempre).

UN PARAGONE D’ORO – Probabilmente per mostrare la grandezza di Paolo Rossi, qualcuno cercherà di fare un paragone con un altro grande campione, anch’egli recentemente scomparso. Bene, allora diciamolo: se Diego Armando Maradona è stato il simbolo del calcio argentino e dell’Argentina, e simbolo anche del Napoli, della rinascita di quella città e del Sud Italia in generale, allora Paolo Rossi è stato il simbolo del calcio italiano, il simbolo di una nuova Italia, di un’Italia che rinasce, che vuole rinascere, di un’Italia che nell’estate del 1982 voleva lasciarsi il triste e pesante passato alle spalle e guardare al futuro. E poi diciamo anche un’altra cosa: Paolo Rossi non avrebbe bisogno di questo paragone (ma probabilmente a qualcuno serve per capire meglio chi è stato).

UN SIMBOLO – La grandezza, la fama e l’affetto nei suoi confronti sta tutto qui. Paolo Rossi ha rappresentato un’epoca della storia Italia, ha cambiato l’Italia e generazioni di italiani, è stato il simbolo d’Italia. Anzitutto, Paolo Rossi fu il simbolo della Nazionale italiana di calcio che nel 1982 vinse i Mondiali. E quella fu una vittoria straordinaria.

UNA VITTORIA DELL’ITALIA – L’Italia non vinceva i Mondiali dal bis consecutivo del 1934 e 1938, con la Nazionale di Vittorio Pozzo. Ma quelli erano altri tempi, era prima della guerra, c’era un regime al potere, e soprattutto non c’era ancora la televisione e il calcio non aveva la stessa importanza che avrebbe avuto in seguito. In ogni caso, in quel 1982, erano passati ben 44 anni dall’ultimo Mondiale vinto. Tanti, troppi, anni. Per questo quel Mondiale dell’82 ha avuto una così grande importanza per gli italiani. È stato il primo trionfo ad essere condiviso dal popolo intero, prima in televisione e poi per strada. Il primo trionfo mediatico, il primo trionfo popolare.

LE CRITICHE – Quel Mondiale poi arrivò dopo lo scandalo del calcioscommesse (noto come “Totonero”), che aveva colpito e coinvolto giocatori, dirigenti e società di Serie A e Serie B, tra cui anche proprio Paolo Rossi e il suo Perugia. Quel Mondiale arrivò dopo un periodo di grande disinteresse nei confronti del mondo del calcio italiano (appunto, a causa dello scandalo), dopo mesi e mesi di continue e aspre critiche nei confronti del commissario tecnico della Nazionale, Enzo Bearzot, e della squadra intera, in primis Paolo Rossi. Questo non doveva nemmeno esserci al Mondiale, era rientrato da poco dalla squalifica per il calcioscommesse, era di fatto fuori forma, ma Bearzot puntò su di lui, decidendo di lasciare invece a casa Roberto Pruzzo, capocannoniere degli ultimi due campionati (uno dei tanti motivi per cui ricevette tante critiche). E, come detto (ma è bene ripeterlo), Paolo Rossi fu il simbolo di quella Nazionale in quel Mondiale: la sua prestazione (nel bene e nel male) coincise con quella dell’Italia, deludente all’inizio, grandiosa alla fine.

IL RACCONTO DI QUEL MONDIALE – I Mondiali del 1982 si giocano in Spagna. L’Italia è nel gruppo 1, insieme a Polonia, Perù e Camerun. Un girone che si dimostra essere equilibratissimo: delle 6 partite totali disputate, ben 5 finiscono con un pareggio di 0-0 o 1-1. Cosa che capita all’Italia, che fa 0-0 contro i polacchi, 1-1 (gol di Conti) contro il Perù e di nuovo 1-1 (gol di Graziani) contro il Camerun. Tre pareggi, tre punti in classifica, proprio come il Camerun, ma grazie a una migliore differenza reti, passiamo il turno (insieme alla Polonia). Nella seconda fase a gironi, quella da cui uscirà una semifinalista, l’Italia è nel gruppo con l’Argentina, squadra campione del mondo in carica, e con il Brasile, squadra favorita per la vittoria finale: insomma, tutt’altro che una passeggiata. Ma i risultati vanno al di là di ogni più ottimistico pronostico. Contro l’Argentina di Maradona, gli Azzurri riescono a vincere 2-1 grazie ai gol di Tardelli e Cabrini, mentre contro il Brasile (reduce dalla vittoria contro l’Argentina) la sfida è ancora più epica. Dopo 5 minuti di gioco Rossi si sveglia e fa gol, per la prima volta in quel Mondiale. Poi poco dopo Socrates pareggia, ma Rossi segna di nuovo e riporta l’Italia in vantaggio. Nella ripresa Falcao fa 2 a 2, ma Rossi fa un altro gol, il terzo. A due minuti dalla fine della partita Zoff blocca un tiro brasiliano sulla linea di porta, e allora l’Italia vince 3 a 2 ed è in semifinale. Quella partita fu un’impresa, una delle partite storiche degli Azzurri, una partita scolpita nella memoria degli italiani. In semifinale l’Italia affronta la Polonia, contro la quale aveva già giocato nella prima partita dei Mondiali. Ma stavolta il risultato è favorevole agli Azzurri, che vincono 2 a 0 grazie ad una doppietta proprio di Paolo Rossi. In finale, l’11 luglio 1982, contro l’Italia c’è la Germania Ovest, che in semifinale aveva battuto la Francia di Platini solo ai rigori. Nel primo tempo Cabrini sbaglia un rigore, ma il secondo tempo arride ai colori azzurri. Prima il vantaggio di Paolo Rossi su assist di Gentile, grazie ad una punizione battuta in fretta a centrocampo, poi la corsa e l’urlo divenuto celebre di Tardelli dopo il gol (realizzato su assist di Scirea), infine il terzo gol di Altobelli a chiudere definitivamente le possibilità di vittoria della Germania Ovest (che può solo segnare il gol della bandiera). E l’Italia è campione del mondo. Anzi, siamo “Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!” come urla Nando Martellini (telecronista della Rai) ricordando che è il terzo Mondiale vinto dalla Nazionale italiana. Il capitano e portiere Dino Zoff alza la coppa al cielo (diventando, a 40 anni e 133 giorni, il più anziano vincitore di un mondiale).

I RECORD DI PAOLO ROSSI – Paolo Rossi, con i suoi 6 gol realizzati, è capocannoniere del Mondiale 1982. E qualche mese dopo vince anche il Pallone d’oro (terzo italiano ad aggiudicarselo, dopo Sivori e Rivera). È stato così il primo giocatore (eguagliato solo da Ronaldo, il “Fenomeno”, il brasiliano) ad aver vinto nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere di questa competizione e il Pallone d’oro. Inoltre, insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri, detiene il record italiano di gol nei Mondiali (9 gol).

UNA VITTORIA MONDIALE – Dal punto di vista strettamente calcistico, quel Mondiale vinto fu una grande impresa, proprio perché arrivò grazie alle vittorie contro squadre super favorite, contro l’Argentina di Maradona, il Brasile di Zico e la Germania Ovest di Rummenigge. Tre Nazionali che in quei decenni (prima e dopo quel Mondiale) vinsero tutto: nelle tre edizioni prima del 1982 i Mondiali erano stati vinti, nell’ordine, da Brasile (1970), Germania Ovest (1974) e Argentina (1978), mentre nelle tre edizioni dopo il 1982 i Mondiali saranno vinti, nell’ordine, da Argentina (1986), Germania Ovest (1990) e Brasile (1994). Tre squadre, sei vittorie, allo specchio. Nel mezzo, l’Italia. L’Italia che, nella stessa manifestazione (1982), ha vinto contro tutte e tre queste squadre. Anche per questo quel successo ebbe e ha tuttora un sapore particolare, un posto nel cuore di chi c’era, e un ricordo indelebile nella memoria di milioni di italiani. E l’eroe di quel successo, di quell’impresa, è stato Paolo Rossi.

CALCIATORI D’ALTRI TEMPI – E poi, senza ricorrere alla solita nostalgia dei tempi che furono (anche perché chi scrive non c’era a quel tempo), va comunque detto che i giocatori di allora erano campioni diversi da quelli a cui siamo abituati oggi. Erano persone (più o meno) normali. Paolo Rossi in primis: un cognome che più italiano non si poteva, un fisico normale. Non c’erano tatuaggi all’epoca, non c’erano enormi ingaggi, non c’era l’ostentazione del lusso, non c’era la vita da sballo. Erano campioni normale. A quel Mondiale, come scrive la Gazzetta, “Bergomi era un bambino coi baffi che pianse tra le braccia di Zoff, come fosse il padre perso da poco, Collovati era con la fidanzata Caterina che sembrava una bambina, Conti spese un patrimonio per telefonate alla moglie”. E, bisogna dirlo, sono rimasti “normali” anche dopo il Mondiale, dopo la carriera da calciatori, senza chissà quali riconoscimenti, senza poltrone (come invece ad esempio Platini). Al di là dei gol ciò che ha sempre colpito di Paolo Rossi è stato il suo sorriso e la sua semplicità, che ha dimostrato anche negli ultimi anni da opinionista in televisione.

UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE – Più di tutto però ciò che rese quella vittoria al Mondiale e quel Paolo Rossi un campione amato da tutta Italia fu il preciso momento storico in cui quella vittoria arrivò. L’Italia del 1982 era un’Italia che veniva fuori da uno dei periodi più bui della propria Storia nazionale, un Paese che usciva (o cercava di uscire) da più di un decennio di stragi, attentati, rapimenti, omicidi. C’era stata Piazza Fontana nel 1969, Piazza della Loggia e l’Italicus nel 1974, il caso Moro nel 1978 e la stazione di Bologna 1980, solo per ricordare cinque tra i più importanti eventi di quegli anni. Erano gli anni della strategia della tensione, gli anni di piombo, anni terribili, pesanti, drammatici. Anni di tristezza. E quell’11 luglio 1982, quel Mondiale vinto, fu pura felicità, fu una catarsi per l’Italia. E Paolo Rossi, “Pablito”, divenne un eroe nazionale, divenne il simbolo di quel momento storico particolare, divenne il simbolo dell’Italia felice che guardava al futuro. Per questo Paolo Rossi era così amato dagli italiani, per questo ora milioni di italiani piangono Paolo Rossi, per questo Paolo Rossi merita riconoscimento e onori dall’Italia. Paolo Rossi, un simbolo dell’Italia. Pablito, per sempre.