Quando penso al lavoro, penso al futuro.

Quando penso al lavoro, penso ai tanti giovani che vorrebbero trovare un lavoro adatto a quello che hanno studiato per anni. Penso all’importanza che dovrebbe avere la competenza, penso ad un mondo del lavoro dove dovrebbe valere più la conoscenza delle conoscenze. Penso ai miei coetanei che nei prossimi anni andranno all’estero nella speranza di trovare un lavoro (e penso che tra questi potranno esserci anche dei miei amici, e potrei esserci anch’io). Quando penso al lavoro, penso che per anni si è data poca importanza alle nuove generazioni, all’inserimento nel mondo del lavoro, agli investimenti in ricerca e innovazione. E penso che sia meglio che uno Stato crei più occupati, piuttosto che più sussidiati.

Quando penso al lavoro, penso alla disoccupazione che c’è oggi in Italia (quasi il 10%) e che è tra le più alte d’Europa, e all’enorme tasso di disoccupazione giovanile (più del 28%) e al basso tasso di occupazione femminile (meno del 50%). Quando penso al lavoro, penso che una ragazza, una donna, non debba essere costretta a scegliere se avere dei figli o un lavoro. Penso alla disparità salariale tra uomo e donna (che, in media, è di almeno 3mila euro in Italia).

Quando penso al lavoro, penso alla mancanza di sicurezza che spesso c’è sul posto di lavoro (dove, in media, ogni giorno in Italia ci sono 3 morti e oltre 1000 infortuni). Penso ai tanti giovani costretti a lavorare sottopagati o, peggio, in nero, senza diritti, senza sicurezze, senza coperture assicurative.

Quando penso al lavoro, penso al futuro, e vorrei che ci pensassero tutti (governanti e governati), e vorrei che si adoperassero tutti perché questo futuro (lavorativo) sia davvero migliore.