Lo scorso 31 ottobre è stato l’ultimo giorno per consegnare le firme per far svolgere un referendum abrogativo nel 2022. Sono ben 9 le richiesta di referendum, ma c’è bisogno del via libera della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale per far sì che questi referendum arrivino alle urne nella prossima primavera.

LE FIRME PER UN REFERENDUM

Prima di scoprire e approfondire quali sono questi nove referendum, è bene fare un passo indietro. Come si chiede un referendum? Servono le firme di almeno 500milla cittadini elettori oppure la proposta può essere avanzata da almeno 5 Consigli regionali. Per la prima volta, da quest’anno, oltre che nel modo tradizionale, le firme potevano essere raccolta anche in maniera digitale, ovvero attraverso lo Spid. Ciò ha semplificato notevolmente il processo di raccolta delle firme, incidendo (come si vedrà qui sotto) sul numero totale di quelle raccolte.

I REFERENDUM

Eutanasia – Il referendum che ha ricevuto il maggior numero di firme è quello sull’eutanasia, che è stato sottoscritto da 1,24 milioni di italiani (oltre 820 mila fisiche e oltre 380 mila digitali). L’obiettivo della proposta è modificare la norma riguardante l’omicidio del consenziente (art. 579 del codice penale, approvato con regio decreto 19 ottobre 1930 n. 1398), andando a permetterlo tranne nei casi in cui viene compiuto contro un minorenne, una persona incapace o a cui il consenso sia stato estorto. Il sito ufficiale del referendum è referendum.eutanasialegale.it, dove è possibile saperne di più.

Cannabis – L’unico referendum che ha raccolto esclusivamente firme online è stato quello per depenalizzare l’utilizzo della cannabis, arrivato a oltre 600 mila firme nonostante il referendum sia stato di fatto promosso all’ultimo (a seguito del successo dell’utilizzo dello Spid per il referendum sull’eutanasia). L’obiettivo è quello di modificare il Testo unico sulle droghe (Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990 n. 309, “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”), andando a depenalizzare la coltivazione per uso personale con l’eliminazione delle pene detentive (ad eccezione dei casi riguardo la produzione, fabbricazione e detenzione illecita) e ad eliminare il ritiro della patente per uso di sostanze stupefacenti (rimane comunque la sanzione). Per saperne di più il sito ufficiale della proposta del referendum è referendumcannabis.it.

Caccia – Ha invece superato di poco la soglia delle 500 mila firme (520 per l’esattezza, di cui circa 74 mila in formato digitale) il referendum per abolire la caccia. Il quesito è abbastanza lungo e complicato e l’obiettivo è quello di modificare la legge che disciplina la caccia (la legge 11 febbraio 1992 n. 157, “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”), arrivando a vietare qualsiasi attività venatoria. Il sito ufficiale del comitato promotore, su cui è possibile scoprire di più sul referendum è referendumsiaboliamolacaccia.it.

Giustizia – Infine ci sono i referendum sulla giustizia, che sono ben 6 e sono promossi dalla Lega e dal Partito Radicale. Sono riusciti a raccogliere circa 700 mila firme, ma poi sono stati di fatto proposti attraverso l’altra possibile strada: sono stati infatti richiesti dai Consigli regionali di Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Basilicata, Sicilia e Sardegna (tutte Regioni governate dal centrodestra). Nello specifico i quesiti riguardano la riforma del Consiglio superiore della magistratura, la responsabilità diretta dei magistrati, la valutazione dei magistrati, la separazione delle carriere dei magistrati, i limiti agli abusi della custodia cautelare e l’abolizione del decreto Severino. La proposta dei referendum sulla giustizia si intreccia poi con la riforma proposta dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia. Per saperne di più, anche in questo caso c’è il sito web ufficiale che è referendumgiustiziagiusta.it, dove poter trovare informazioni più dettagliate.

COSA SUCCEDE ADESSO

Prima dell’effettivo approdo alle urne di questi referendum ci sono due passaggi fondamentali e decisivi per il futuro di queste proposte. Anzitutto, entro il 15 dicembre 2021, la Corte di Cassazione verifica l’effettivo raggiungimento del numero di firme necessarie per la richiesta di un referendum (500 mila) e la loro veridicità. Inoltre dichiara anche la legittimità dei quesiti proposti. Invece, entro il 10 febbraio 2022, la Corte Costituzionale deve decidere (sulla base di una valutazione di costituzionalità) l’ammissibilità dei quesiti referendari, decidendo quindi quali possono approdare al voto dei cittadini e quali invece vengono respinti.

Dopo questi due passaggi, se qualche referendum è stato ammesso, si procede al voto, che si tiene in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Va ricordato infine che per l’approvazione di un referendum abrogativo, oltre al voto a favore della maggioranza dei votati, è necessario anche il raggiungimento del quorum, ovvero che vada a votare la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Può quindi succedere (ed è successo in passato) che un referendum ottenga oltre il 50% dei voti, ma che sia andata a votare meno della metà degli elettori italiani: in tal caso il referendum non viene approvato. In questa occasione il raggiungimento del quorum potrebbe essere aiutato dal contemporaneo svolgimento di vari referendum (ferme restando le decisioni di Corte di Cassazione e Corte Costituzionali).