Quasi sempre quando finisce qualcosa, in particolar modo un importante evento, come forse sapete, mi piace tirare le fila di quello che è successo, rifletterci sopra, raccogliere i momenti più belli, cercare di capirne gli esiti.

Ebbene, dal 2 al 6 marzo 2021 si è svolto il 71^ Festival della canzone italiana di Sanremo, di cui personalmente oltre ad esserne molto interessato e appassionato, sono anche convinto che sia un evento notevolmente importante per la musica italiana e, più in generale, per la storia del nostro Paese.

Ecco allora un riassunto e una riflessione su Sanremo 2021. Buona lettura…


LA VITTORIA ROCK DEI MANESKIN


Partiamo anzitutto dai vincitori di questo Sanremo 2021: i Maneskin.

In 71 edizioni del Festival della canzone italiana i Maneskin sono la prima rock band a salire sul gradino più alto del podio. Probabilmente basta questo per capitare la portata storica della loro vittoria, che segnerà forse uno spartiacque nella storia di Sanremo e della musica italiana (lo scopriremo prossimamente, e ne parlo più sotto).

Detto ciò, devo dire sinceramente quello che penso. E io non sono il tipo di persona che sale subito sul carro dei vincitori.

Ecco, non nego che i Maneskin non mi piacciano più di tanto. Credo che ciascuno abbia dei generi preferiti, dei cantanti preferiti, dei generi che piacciono di più e dei generi che piacciono di meno, dei cantanti che piacciono di più e dei cantanti che piacciono di meno, credo sia normale: si chiamano gusti personali. E, personalmente, i Maneskin non sono tra i miei cantanti preferiti, tra quelli che più ascolto e più apprezzo. Questo non vuol dire che non apprezzi o non ascolti alcune loro canzoni: ad esempio, Vent’anni, uscita qualche mese fa, mi piace abbastanza.

Detto ciò, anche a fronte di una non preferenza personale, non si può non riconoscere una bravura oggettiva.

Nonostante la loro giovane età, i Maneskin sono saliti sul palco di Sanremo e se lo sono mangiato, portando una canzone in pieno stile Maneskin, senza rinunciare alla loro essenza, senza scendere a “compromessi” con la classicità sanremese. Questo è senza dubbio segno di coraggio, e di bravura. Sul palco più importante della musica italiana, questi ragazzi sono stati semplicemente loro stessi. Quindi, chapeau!


Poi, ripeto, possono non piacere. Io personalmente ho trovato il tutto forse troppo per Sanremo, per il palco dell’Ariston, per lo stile e l’importanza storica che ha quel palco. E mi viene da pensare che forse non è un caso che abbiano vinto con un’esibizione e una canzone così proprio l’anno in cui non c’era il pubblico in platea (che non so come avrebbe reagito a certe “provocazioni”).

Detto ciò, sono giovani, sono il nuovo che avanza, sanno suonare, sanno emozionarsi ed emozionare, sanno coinvolgere, sanno interpretare (proprio perché giovani) i sentimenti, le emozioni, i pensieri, di molti giovani di oggi: il trionfo sanremese è anzitutto la rivincita per il secondo (inaspettato) posto a X Factor di qualche anno fa e poi il trampolino di lancio verso una carriera importante.

IL SECONDO POSTO DI FRANCESCA MICHIELIN E FEDEZ


Il duo “magnifico” era probabilmente tra i favoriti alla vigilia del Festival. Io stesso, in tempi non sospetti, mesi fa, a dicembre 2020, quando Amadeus aveva annunciato i 26 Campioni in gara a questo Festival avevo dichiarato il mio pronostico, scrivendo il tweet qui sotto:


Poi è iniziato il Festival, Francesca Michielin e Fedez si sono esibiti, lui è sembrato molto emozionato e “impaurito”, lei lo ha sostenuto, la giuria demoscopica li ha messi al 7° posto generale. Poi è arrivata la sera delle cover e l’Orchestra li ha addirittura relegati al 21° posto di serata, e quindi al 19° generale, mentre la sera dopo, complice anche un miglioramento nell’esibizione, la sala stampa li ha collocati all’11° posto, facendoli salire al 17° in classifica generale, subito prima della finale. E così il loro essere “favoriti” è andato in parte scemando nel corso del Festival, rispetto alla vigilia (che è quello che è successo in parte con Colapesce e Dimartino, ma ne parliamo dopo).

Nonostante tutto questo, però, grazie evidentemente al televoto, l’ultima sera hanno scalato la classifica, arrivando sul podio e riuscendo, alla fine, a conquistare il secondo posto di questo Festival, suscitando molti commenti sdegnati e contrari alla loro “ingiusta” posizione.

Quello che bisogna dire è che è vero, rispetto a come stavano andando le prime serate, Francesca Michielin e Fedez sembravano spacciati per un buon posto in classifica, ma con il tempo (e con il televoto), in fin dei conti, è stato chiaro che non hanno “deluso” le aspettative e i pronostici della vigilia, arrivando ad un solo posto dalla vittoria finale. E a dire la verità, guardando i dati ufficiali di Sanremo, nella classifica generale finale prima della finalissima tra i primi tre vedeva Francesca Michielin e Fedez addirittura al 1° posto.

Detto ciò, la loeo canzone sanremese è indubbiamente bella, è orecchiabile, è cantabile, ha un testo in cui ci si può facilmente immedesimare, è radiofonica, e non a caso sta andando (e andrà) fortissimo nelle radio e in streaming, che in fin dei conti è quello che conta per un cantante (soprattutto in un periodo come questo dove non si fanno concerti dal vivo).

Visto anche tutto quello che si è detto in giro, sui social, sui giornali, in tv, viste le polemiche, le critiche, e via dicendo, il secondo posto di Michielin e Fedez apre ad un discorso sul voto della finale di questo Festival e sull’importanza dei social.

EFFETTO FERRAGNI?


Ricapitolo con precisione quello che è successo. All’inizio della finale, sulla base della classifica generale delineata nelle serate precedenti Francesca Michielin e Fedez erano al 17° posto (su 26 artisti in gara). A fine serata, durante la quale hanno votato le persone da casa attraverso il televoto, nella classifica generale sono arrivati sul podio, recuperando almeno 14 posizioni (si è poi scoperto, come detto sopra, dai dati ufficiali dell’organizzazione, che erano arrivati addirittura primi, recuperando quindi ben 16 posizioni). Poi, nella finalissima a tre, sono arrivati secondi, dietro ai Maneskin che (stando a quanto riportato in sovraimpressione in tv) hanno ricevuto addirittura il 53,5% del televoto.

Da tutto questo risulta evidente che Francesca Michielin e Fedez abbiano ricevuto un forte sostegno dal televoto da casa nella prima votazione. È lecito pensare che abbia contribuito a questo l’enorme seguito social di Chiara Ferragni, che solo su Instagram ha 22,7 milioni di followers, anche se bisogna dire che non sono pochi quelli di suo marito Fedez (11,6 milioni). La nota influencer ha infatti fatto una forte campagna social per invitare i propri followers a televotare, ed è verosimile credere che essi abbiano accolto il suo appello, votando in massa Michielin e Fedez durante la serata, probabilmente senza nemmeno seguire il Festival. Alla votazione finale, invece, probabilmente un po’ erano pochi quelli ancora collegati e interessati alla gara, un po’ i votanti di altri artisti giovanili si sono riversati in massa sui Maneskin, un po’ c’è chi non ha gradito il grande balzo di Fedez grazie all’effetto Ferragni, e così hanno vinto i Maneskin.

Detto ciò, credo anzitutto che non ci sia niente di male nel fare pubblicità al proprio marito, nel chiedere a più persone possibili di votarlo. Sinceramente non vedo nulla di male, di sbagliato, di eticamente ingiusto, nel fatto che Chiara Ferragni sfrutti il suo enorme seguito social per sostenere Fedez (c’è anche da dire però che gran parte dei followers dell’influencer sono stranieri). Detto ciò, cosa scontata e banale (ma che non tutti hanno ancora capito): il caso dimostra ancora una volta l’enorme importanza che hanno oggi i social networks, nel mobilitare le persone, nei processi di scelta, nella fiducia verso i personaggi pubblici.

L’ENNESIMO (MERITATO) PODIO DI ERMAL META


Nel mondo della musica italiana e in particolare a Sanremo, Ermal Meta non è uno qualunque: terzo posto a Sanremo 2016 tra le Nuove Proposte, poi nel Sanremo dei Big terzo posto nel 2017 (con premio di miglior cover e Premio della Critica “Mia Martini”), primo posto nel 2018 insieme a Fabrizio Moro, terzo posto quest’anno (con Premio “Giancarlo Bigazzi” alla miglior composizione musicale). Sono tutti traguardi che non si raggiungo casualmente.

Per quanto riguarda il Festival di quest’anno, quella di Ermal Meta era forse la canzone più sanremese di tutti, brano molto classico, ma non per questo non bello, anzi. Una canzone delicata, con un testo dolce e meraviglioso.

Ermal Meta è arrivato a questo Festival senza chissà quali aspettative su di lui, si è guadagnato sera dopo sera l’etichetta di “favorito”, dopo essere arrivato primo per la giuria demoscopia e primo per l’Orchestra. E, come spesso accade, chi sembra che vincerà, alla fine non vince. Ma, come ha detto anche Fiorello al momento della premiazione, lui ha già vinto, il suo Festival l’ha vinto.

Personalmente credo che il terzo posto di Ermal Meta sia più che meritato, e non avrebbe demeritato nemmeno il primo posto.

LA GRANDE SCOMMESSA DEI GIOVANI E LA NUOVA MUSICA ITALIANA

Che sarebbe stato un Festival molto giovanile e innovativo lo si sapeva fin da metà dicembre, quando Amadeus ha annunciato gli artisti in gara, facendo nomi come Madame (19 anni, la più giovane in gara), Random (20), i Maneskin (tra 20 e 22), Gaia (23), Fulminacci (23), Fasma (24), Irama (25), e con addirittura 14 artisti su 26 che erano alla loro prima partecipazione al Festival di Sanremo.

Fare un Festival con tanti giovani è stata una grande scommessa, su cui ha puntato molto Amadeus, che oltre a condurre il Festival è stato anche direttore artistico. Ed è stata una scommessa, nel complesso, assolutamente vinta.

Quella di Amadeus e di questo Festival molto giovanile è stata una scommessa vinta perché ha dato voce a tanti artisti (soprattutto giovani) che hanno un vasto seguito, che hanno milioni di ascoltatori (soprattutto giovani), ma che non hanno mai trovato grande spazio, non hanno mai avuto accesso ai canali ufficiali, classici, del mondo musicale. E questo Sanremo è stata l’occasione per consacrarli, per farli conoscere al grande pubblico, oltre che per riconoscere l’importanza che essi hanno sul panorama della musica italiana contemporanea.

Per tutti questi motivi credo che questo Sanremo segni forse uno spartiacque nella musica italiana, e sia il lancio verso una nuova musica italiana, o meglio, verso il riconoscimento di questa nuova musica italiana.

Sinceramente sono molto d’accordo con le parole che ha scritto su Repubblica il giornalista e critico musicale Ernesto Assante, e che ho riportato nel tweet qui sotto:

MADAME, LA GRANDE RIVELAZIONE


E se si parla di giovani e di nuova musica, non si può non dire che Madame è stata senza dubbio la grande rivelazione di questo Festival.

Per quanto mi riguarda, la conoscevo come cantante, ma sicuramente meno di molti altri. E credo che la sua “Voce” sia una canzone davvero molto molto bella. Il testo è qualcosa di straordinario, e non a caso ha vinto (meritatamente) il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo e il Premio Lunezia per il valore musical-letterario del brano. Ma oltre al testo, anche la musica del brano è qualcosa di estremamente contemporaneo, è qualcosa di davvero avanguardistico.

In tutto questo dobbiamo tenere presente che Madame è giovanissima, ha 19 anni (la più giovane in gara a questo Festival), era alla sua prima volta sul palco dell’Ariston, e non ha certamente sfigurato, anzi: ha avuto un grande coraggio, e ha realizzato delle esibizioni belle e soprattutto particolari. Ricordando in alcuni casi le performance di Achille Lauro dello scorso anno, Madame si è presentata scalza sul palco, nella finale vestita da sposa, senza dimenticare la bella esibizione della serata delle cover ricordando l’importanza della scuola oggi.

Che dire?! Aveva già milioni e milioni di ascoltatori in streaming, e in effetti su Spotify oggi è tra le canzoni più ascoltate, ma sicuramente questo Festival è stato un importante trampolino di lancio.

LE BELLE FIGURE

Oltre a Madame, tra quelli che senza dubbio hanno fatto una bellissima figura a questo Festival ci sono gli artisti che fanno parte del cosiddetto mondo indie della musica italiana.

Anzitutto il duo formato da Colapesce e Dimartino, che ha ottenuto un importante e meritato quarto posto nella classifica finale, oltre al Premio Sala Stampa “Lucio Dalla”. Hanno portato sul palco una canzone dal testo molto importante, con allo stesso tempo una ventata di “leggerezza”. Al di là della bravissima pattinatrice (che ricordava tanto la “vecchia che balla” de Lo Stato Sociale e la “scimmia nuda” di Gabbani), la canzone di Colapesce e Dimartino è senza dubbio bella, orecchiabile, cantabile e anche ballabile (peccato che non ci fosse stato il pubblico in platea). Alla vigilia del Festival i giornalisti li davano come favoriti (e di fatto, non a caso, sono arrivati prima nella classifica della quarta serata, quando ha votato la Sala Stampa, e ha vinto il suddetto premio della Sala Stampa), e forse proprio questa etichetta (oltre che il fatto di essere alla prima partecipazione al Festival) ha pesato, in termini in emozione, in particolare sulla prima esibizione.


Ha fatto una bella figura anche un altro duo, quello de La Rappresentante di Lista. E diciamo la verità: quella della cantante (Veronica Lucchesi) è stata indubbiamente una delle voci più belle di questo Festival, forse davvero la più bella voce. Una voce delicata e potente allo stesso tempo, una voce fine, chiara, pulita, precisa, perfetta, meravigliosa. Non a caso ha vinto il Premio “Nilla Pizzi” per la migliore interpretazione. E anche la canzone è davvero bella. E l’11° posto in classifica finale è un meritato traguardo.


Altro duo, altra bella figura: i Coma_Cose. Io li conosco, li ascolto e mi piacciono da un (bel) po’, però in generale sono arrivati al Festival praticamente sconosciuti al grande pubblico, come poi in verità quasi tutti i cantanti del panorama indie. Ma sono entrati nei cuori di tutti fin da subito. Il 12° posto al televoto nella serata finale è sicuramente molto importante e bello, il 20° in classifica finale un po’ ma va beh. Personalmente, devo dire che la prima canzone che ho imparato a memoria di questo Sanremo, praticamente al secondo ascolto, è stata proprio quella dei Coma_Cose. È vero, ha una composizione semplice, con solo due accordi ripetuti per tutta la canzone, ma ha un testo non scontato, ma soprattutto è orecchiabile e molto cantabile. Ma la cosa più bella di tutte è stata l’esibizione sul palco dell’Ariston, durante le varie serate. Forse una delle più belle, sicuramente meravigliosamente bella per la sintonia e gli sguardi tra i due, coppia nella musica e nella vita.


Ha fatto tutto sommato una bella figura anche Willie Peyote, con la canzone “politica” di questo Festival.

Lui è bravo, il brano è bello, le esibizioni sono state belle, ma non riesco ad avere un giudizio totalmente positivo, perché credo che il brano si scagli contro molti, critica forse troppo, anche se, è vero, lo fa con sapiente ironia, tante citazioni e allegria.


Ecco, una cosa da dire è che alcune affermazioni al limite dell’insulto, fatte lontano dal palco, nei confronti di altri artisti in gara, non sono state molto belle, e gettano una pesante ombra su un artista che comunque sul palco non ha fatto male, se non altro visto che ha vinto un premio dedicato a Mia Martini e assegnato in genere ad una canzone “impegnata”, dove le parole contano.

Sicuramente tanti applausi li merita per la serata delle cover e per la bellissima esibizione di “Giudizi Universali”, proprio insieme all’autore e interprete di questa canzone, Samuele Bersani.


Altro artista emergente ad avere fatto una bella figura a questo Sanremo è senza dubbio Fulminacci. Altro cantante giovanissima, alla sua prima volta all’Ariston, ha avuto secondo me un grandissimo coraggio, per essere salito sul palco semplicemente con la sua chitarra e aver cantato un brano scritto e musicato da lui. Probabilmente anche per questo non aveva una super canzone, di quelle da lasciare il segno, ma sicuramente la prova Sanremo è superata.

LE CONFERME


In un Festival così giovanile è stata una conferma una cantante Annalisa, che fa strano collocare tra gli artisti più “anziani” del Festival, ma ha sicuramente alle spalle vari anni di carriera e diverse partecipazioni a Sanremo. E in effetti sul palco questo si è visto: la sua bella e intonata voce non la scopriamo certamente oggi, ma ha colpito soprattutto la grande esperienza che ha dimostrato. In serate in cui si sono visti vari errori di intonazione e di interpretazione dovuti all’emozione di essere (per la prima volta) su un palco così importante, Annalisa ha cantato sempre impeccabilmente, mostrando, lo ripeto, anche la sua esperienza.


È stata una conferma, dal punto di vista della canzone e del risultato finale, anche Irama, che due anni fa arrivò 7° e quest’anno 5°. Ovviamente dispiace per tutto quello che è successo, dispiace che non abbia avuto l’occasione di esibirsi sul palco durante le serate del Festival, ma la sua rimane di fatto una bella canzone, forse un po’ troppo metallica, certamente particolare. È molto radiofonica, e infatti è tra le più ascoltate in streaming.


La più grande conferma però è Orietta Berti, che non avrebbe bisogno di essere commentata. Con una canzone d’altri tempi, è stata sicuramente l’artista più intonata di questo Festival. E questo è stato riconosciuto anche dal pubblico da casa, che l’ha collocata al 9° posto della serata, e poi è arrivato anche il 9° nella classifica finale, a dimostrazione della sua bravura (a scapito di quello che succede spesso al Festival, dove i cantanti più “attempati” vanno male al televoto e finiscono in posizione basse in classifica). In ogni caso la mitica Orietta rimane una regina indiscussa della musica italiana, e soprattutto colpiscono sempre le sue buone maniera e la sua enorme educazione, sincerità, semplicità (nel ringraziare l’orchestra e il maestro a fine esibizione, nel ringraziare per i fiori, nel ringraziare Amadeus, ecc.).

C’È CHI AVREBBE MERITATO DI PIÙ


Dopo gli aspetti belli e positivi di questo Festival, è giusto parlare anche di quelli negativi (specifico: come sopra, anche qui si tratta di opinioni personali; sarò felice di sapere cosa ne pensate voi).

E cominciamo dunque con i cantanti di cui (mi) ha deluso la posizione in classifica finale e che quindi (secondo me) meritavano un posto più in alto.

Per esempio, Noemi, che forse aveva tra le canzoni più belle di questo Festival. Certamente, si tratta di un brano molto classico, molto nello stile della classica ballade sanremese. Ma lei rimane un’interprete davvero brava, con una dolce particolare e molto bella, e soprattutto ha fatto propria la canzone che cantava, l’ha impersonata. Giudizio più che positivo anche alla sua “metamorfosi”. C’è delusione perché è arrivata solamente al 14° posto nella classifica finale.


Altra delusione per la differenza tra la bravura e la posizione in classifica è per Malika Ayane. È vero, ha una vocalità particolare, che può non piacere (ed effettivamente ottiene il 19° posto al televoto l’ultima serata), ma non si può dire che non sia brava a cantare. Probabilmente ha pesato il fatto che la canzone che ha portato in gara sembrava molto simile ad altre sue passate.

LE DELUSIONI

Oltre a tutto questo, c’è chi personalmente (mi) ha un po’ deluso, intendo dal punto di vista musicale, dal punto di vista della canzone che ha portato in gara.

Probabilmente la più grande delusione è stata la canzone di Francesco Renga. Si trattava, è vero, di un brano vocalmente difficile, particolare, ma a me è sempre sembrato non granché, con la parte vocale non perfettamente amalgamata con la parte musicale. Nella versione in streaming va un po’ meglio.


Altra delusione, anche se solo in parte, perché un po’ ce lo si aspettava, è stato Bugo. Cioè: che lui non sia intonatissimo lo sappiamo tutti, lo ha detto perfino lui. Però sinceramente la canzone non mi sembrava granché. Anche in questo la versione in streaming è decisamente meglio. In ogni caso va detto che la sua partecipazione a questo Festival era anche il tentativo di restituirgli quello che gli è stato al Festival dell’anno scorso. Ecco, secondo me, era più bella la canzone dell’anno scorso.


Delusione anche per due ragazzi in gara, ovvero Fasma e Random. Nel primo caso non ho apprezzato il grande uso dell’autotune. Non ce l’ho contro l’autotune, anzi credo che sia urgente una riflessione serie (in tv, sui giornali, nelle radio,…) sull’autotune, per sfatare alcuni miti, per spiegare davvero cos’è e a cosa serve, che non è per forza questione di intonazione ma anche di stile musicale. Dicevo, non ce l’ho contro l’autotune, ma credo vivamente che come ha fatto Fasma sia un tantino esagerato per il Festival di Sanremo (ho preferito di più Elettra Lamborghini l’anno scorso ahah). Nel secondo caso invece secondo me è stato un grande azzardo chiamare Random a Sanremo. Era la canzone meno bella del Festival, e di fatto è arrivata ultima (e per una volta sono d’accordo con la posizione finale della classifica). Certo, lui è giovanissimo e alla prima volta all’Ariston, ma la canzone mi è sembra un po’ “debole” e le esibizioni non granché. Detto ciò, avranno entrambi diverse occasioni per rifarsi.

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