Si è concluso il Giro d’Italia 2021, la 104^ edizione della Corsa Rosa. Ha vinto il colombiano Egan Bernal (della Ineos Grenadiers). Secondo è arrivato l’italiano Damiano Caruso (della Bahrain Victorious), mentre sul terzo gradino del podio il britannico Simon Yates (del Team BikeExchange).

È quindi il momento di fare qualche breve riflessione su quello che è accaduto e sui risultati finali.

Partiamo da chi ha vinto, ovvero Bernal. Che dire? Personalmente mi piace molto vederlo pedalare così. Vederlo vincere in quel modo a Campo Felice e a Cortina è stato davvero meraviglioso ed emozionante. Molto bello l’arrivo in solitaria a Cortina, dove ha avuto anche l’accortezza e la lucidità di togliersi la giacca e mostrare la Maglia Rosa sul traguardo. Lì probabilmente ha capito definitivamente che avrebbe potuto seriamente vincere il Giro.

Bernal, a 24 anni, si porta a casa la sua seconda grande corsa a tappe, dopo il Tour di due anni fa. Ha un grande futuro davanti a sé e sicuramente vincerà ancora tanto. Grande merito però della vittoria di questo Giro è certamente della squadra. Non lo scopriamo certamente oggi quanto sia forte la Ineos: altra dimostrazione è stata la vittoria finale dell’anno scorso. Ma se Bernal ha vinto la Corsa Rosa, se non è naufragato nelle tappe della terza settimana, è sicuramente merito dei suoi validissimi gregari. Anzitutto gli italiani Ganna, Puccio e Moscon. Ma anche Castroviejo, Narvaez e il sontuoso Martinez. Memorabile l’incitamento di quest’ultimo al suo capitano nella tappa di Sega di Ala.

Dietro Bernal, in classifica generale, c’è poi un immenso Damiano Caruso. Il siciliano era partito come gregario di Landa, per poi diventare capitano dopo la terribile caduta dello spagnolo nelle prime tappe. Ha avuto davanti l’occasione della vita e non ha fallito. Nonostante una squadra fortemente decimata, la Bahrain ha fatto un ottimo lavoro. La vittoria di Caruso nella penultima tappa è stato qualcosa di meraviglioso. Il suo gesto di ringraziamento al compagno Pello Bilbao è stato probabilmente il momento più bello, più emozionante, più commovente di questo Giro d’Italia. Ora speriamo che la squadra metta Caruso nelle condizioni di potersi nuovamente giocare un grande giro da capitano.

A questo Giro d’Italia 2021 però c’è anche chi ha perso, chi ha deluso, ci sono ciclisti da cui ci si aspettava qualcosa di più. Anzitutto Yates, che da anni si presenta al Giro da favorito e dichiarandosi più volte favorito, salvo poi non riuscire mai a vincere. Il suo attacco a Sega di Ala e soprattutto la sua vittoria sull’Alpe di Mera avevano fatto presagire un finale di Giro scoppiettante, sembrava aver riaperto i giochi. Invece nella penultima tappa non ha combinato nulla, anzi ha pure perso terreno da tutti gli altri (per non parlare poi della cronometro finale). In genere ha sempre patito la terza settimana: quest’anno sembrava diverso, ma alla fine è stato molto altalenante e poco combattivo. Serve di più per vincere una lunga corsa a tappe. Si porta a casa comunque un terzo posto generale.

Poi ci sono tutti gli altri. C’è anzitutto Almeida (della Deceuninck-Quick Step) che arriva 6° con lo stesso tempo del 5°. Certo, i quasi 7 minuti e mezzo di distanza dal vincitore sono tanti, tantissimi. E certo, con il senno di poi è sempre tutto molto più facile. Ma, viste come sono andate le cose, forse forse il team poteva puntare fin da subito sul portoghese, o comunque correre con due capitani: Evenepoel e Almeida. Poi nel corso dei giorni si sarebbe visto chi stava meglio. Certo, Almeida ha avuto anche giornate no, in cui ha perso terreno, ma all’inizio è stato molto sacrificato per aiutare il capitano designato. Comunque lo ha dimostrato l’anno scorso, e di fatto anche quest’anno: secondo me Almeida ha un buon futuro davanti, nelle corse a tappe.

Si pensava che potesse arrivare più in alto in classifica generale anche Vlasov, probabilmente anche Bardet, e per certi versi anche Ciccone ed Evenepoel. Ci si aspettava qualcosa di più dalla Movistar.

Infine qualche parola bisogna spenderla per parlare del ciclismo italiano. Se si guarda al lungo periodo, gli ultimi anni non sono certamente rosei. Ma questo Giro ha sorriso molto ai colori azzurri. Anzitutto il già citato secondo posto in classifica generale di Caruso. Poi, su 21 tappe, ben 7 sono state vinte da un corridore italiano: un terzo del totale. Memorabili sono la vittoria del giovanissimo Lorenzo Fortunato sullo Zoncolan, quella di Alberto Bettiol a Stradella, quella di Caruso sull’Alpe Motta, ma anche Andrea Vendrame a Bagno di Romagna, Nizzolo in volata a Verona, e poi le due cronometro del campione Filippo Ganna. E come non ricordare la maglia rosa di quest’ultimo e quella anche di uno straordinario Alessandro De Marchi. E non dimentichiamoci poi anche dei tanti secondi e terzi posti, di Affini, Nizzolo, Viviani, Cimolai, De Marchi, Fiorelli, Gavazzi, Ciccone, Covi, Caruso, Consonni.

In conclusione un pensiero su Vincenzo Nibali: è stato, è e sarà sempre un campione di cui l’Italia deve essere orgogliosa. Senza fare riferimento (per il momento) al passato, parliamo del presente. Lo ha detto anche giustamente lui: dopo quello che gli è successo prima del Giro molti altri “campioni” al suo posto non si sarebbero presentati alla Corsa Rosa, dopo tutto quello che gli è capito nel corso del Giro molti altri “campioni” al suo posto si sarebbero ritirati. Invece lui si è presentato al Giro d’Italia e lo ha portato a termine. Per questione di rispetto, nei confronti dei tifosi, degli organizzatori, della squadra e degli altri ciclisti. Per questo motivo Vincenzo Nibali è un vero campione. Ora però concediamoci un riferimento nostalgico al passato: due Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta a España, due Giri della Lombardia, una Milano-Sanremo, due Tirreno-Adriatico, due campionati italiani.

Questo è quanto, appuntamento al prossimo anno.