È l’argomento del momento, la questione di cui parlano tutti. Ci ho ragionato su un po’, ho letto molti pareri e opinioni, mi sono informato e documentato, e anche in virtù di ricerche e studi che ho svolto, soprattutto l’anno scorso, per progetti universitari, ho pensato di dire qualche cosa sulla Super League, raccogliere qualche riflessione personale su questo argomento.

La prima cosa da tenere a mente, la prima cosa di cui bisogna rendersi conto, a mio avviso, per capire la complessa vicenda della Super League, è che il calcio oggi, nel bene e nel male, è una questione di soldi e uno spettacolo televisivo (che poi, per certi versi, la seconda cosa sta dentro la prima). Questo è assolutamente il punto di partenza di tutta la questione. Da qui, nel bene e nel male, non si scappa.

LA SUPER LEAGUE

Detto ciò, il progetto di una Super Lega, una competizione calcistica elitaria, esclusiva, in cui club storici, i più forti e più ricchi, partecipano di diritto, in cui non conta quindi il merito, è per certi versi qualcosa di contrario ai principi storici del calcio, al pensare il calcio come uno sport fatto di tifo e passione, di grandi imprese e vittorie inaspettate.

Facciamo un passo indietro, perché c’è chi magari non conosce la vicenda o perché comunque è sempre bene un ripasso. Allora: nella notte tra domenica e lunedì 12 squadre di calcio europeo hanno annunciato il progetto della creazione di una competizione calcistica internazionale chiamata Super League (Super Lega in italiano). Tra i club fondatori ci sono anche tre squadre italiane: Juventus, Inter e Milan.

LA CHAMPIONS LEAGUE

Guardando l’impostazione del progetto di questa Super League appare evidente che sia a tutti gli effetti un’alternativa alla Champions League.

E a questo proposito una cosa va detta: la Champions League di oggi, per varie ragioni, non riesce a sfruttare tutte le sue potenzialità, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto mediatico e televisivo (perché sì, come detto all’inizio, il calcio è anche uno spettacolo televisivo), non riesce ad essere davvero competitiva con altre grandi competizioni sportive (non solo calcistiche) del resto d’Europa o del mondo.

Come scrive Il Sole 24 ORE, “se la Nfl americana (la principale lega professionistica nordamericana di football americano, ndr) che ha 300 milioni di tifosi nel mondo fattura a livello televisivo il doppio della Champions League di calcio che è seguita da almeno 3 miliardi di appassionati c’è qualcosa che non funziona nella valorizzazione del più prestigioso torneo calcistico internazionale”. Il problema, la questione, sta tutta qui. Sta nel fatto che questi club hanno deciso di essere più competitivi e guadagnare di più.

IL CALCIO: UNA GRANDE IMPRESA

I principali club calcistici oggi sono ormai delle media company, cioè sono produttori di contenuti mediatici. Sono imprese dove non conta più solo la prestazione calcistica sul campo, se si vince o si perde, se si arriva secondi o quinti. Certamente, conta anche questo, perché vincere è sempre bello, e porta guadagno. Ma contano sempre più anche altre cose: i diritti televisivi, l’avere (o il non avere) uno stadio di proprietà, la vendita del merchandising, i followers sui social, il valore in Borsa, il produrre contenuti all’interno della propria società senza affidarne la realizzazione ad altri soggetti, l’essere dunque competitivo in un mercato globale, eccetera eccetera. L’orizzonte economico del calcio di oggi è quello dell’entertainment, dell’intrattenimento. E in questo senso i veri competitors di Juventus, Inter, Milan e gli altri club incriminati, non sono (ad esempio) il Crotone, il Benevento, il Parma e via dicendo, ma sono ormai la NBA di basket, la NFL di football americano, gli eSports, Fortinite, i videogiochi, TikTok, Twitch, i vari social networks. Sembra strano, sembra assurdo, ma è così. L’obiettivo (economico) è avere attenzione, l’attenzione delle persone che vivono in tutto il mondo, e per ottenere ciò è necessario essere sempre più originali, attrattivi, accattivanti. La Super League, a quanto pare, vuole andare in questa direzione.

Cosa voglio dire con tutto questo? Voglio dire che la Super League è sicuramente qualcosa che rompe la tradizione calcistica europea, che crea dal nulla una competizione orientata solo ad aumentare i ricavi economici di alcuni club, è sicuramente lontana dal cosiddetto “calcio romantico”, fatto di cuore, tifo, passione, di piccole squadre provinciali che con grandi imprese riescono ad arrivare in Serie A, a giocare con grandi club, a volte addirittura ad andare in Champions League, è sicuramente qualcosa che dal nostro punto di vista di tifosi non è molto bello e affascinante, ma in tutto questo bisogna tenere presente il punto di vista di questi club, che sono aziende, sono imprese, e in quanto tali, come qualsiasi altra azienda al mondo, cercano di guadagnare il più possibile, cercano di ottimizzare i guadagni, di aumentare i ricavi, e via dicendo. È un po’ la storia che capita quando sentiamo di un calciatore che dopo tanti anni in una squadra, poi decide di cambiare, andando magari a giocare per l’acerrima nemica della precedente squadra. Per noi il calcio è tifo, passione, una fede. Per i calciatori, i dirigenti, i proprietari dei club, il calcio è lavoro, e come ogni lavoro il fine è il guadagno. Poi potrà essere sbagliato, eticamente ingiusto, ma è comprensibile. Piaccia o non piaccia, nel bene e nel male, il calcio è questo. Una grande, gigantesca, impresa.

LA FIFA E L’IPOCRISIA ETICA

Detto ciò, compreso il punto di vista dei club sostenitori di questa Super League, viceversa capisco poi anche il punto di vista della UEFA e dei massimi organi del calcio europeo nel criticare questo tentativo di creare una competizione alternativa. Ma sentire la UEFA e anche la FIFA criticare il progetto di Super League perché qualcosa di legato solo ai soldi e di contrario alla tradizione calcistica mi fa un po’ strano. Cioè, voglio dire, come la mettiamo, ad esempio, con i Mondiali in Qatar del 2022? Non mi sembra che la FIFA abbia deciso di organizzare i Mondiali di calcio in Qatar per la sua tradizione calcistica.

Mi sembra abbastanza ipocrita la FIFA che parla di valori dello sport, del calcio, e poi sostiene convintamente i Mondiali in uno Stato in cui, per costruire da zero gli stadi necessari a questi Mondiali, sono morti migliaia e migliaia di immigrati, costretti di fatto a lavori forzati, uno Stato in cui il calcio quasi non esiste, e dove quello che conta sono solo i soldi, i petroldollari.

Ecco, il progetto di Super League sarà pure sbagliato, sarà pure contrario a principi etici dello sport, sarà pure qualcosa basato solo su una questione economica, ma la UEFA e la FIFA non sono da meno, non si comportano diversamente quando si tratta di organizzazione Europei, Mondiali e competizioni varie in città o Stati, scelti per il loro valore economico più che per quello di tradizione calcistica.

LA POLITICA

Una cosa che in tutta questa storia ha stupito molti (in parte anche il sottoscritto) è la forte reazione da parte dei leader politici, anche di capi di Governo o di Stato, tutti contrari a questo progetto. Sono intervenuti Emmanuel Macron, Boris Johnson, ma anche Enrico Letta, Matteo Salvini e perfino Mario Draghi. Il motivo di una così forte presa di posizione da parte dei governi e dei politici in generale contro la nascita di una Superlega calcistica si spiega con il fatto che (ahimè, bisogna ripeterlo) il calcio è una questione di soldi, è un settore economico, dove lavorano centinaia di migliaia di soldi. E se la Super League diventerà qualcosa che toglie soldi a squadre più piccole, squadre di provincia, meno forti, ma dove anche nel loro piccolo lavorano centinaia di persone (dal custode del centro sportivo all’autista del pullman, dall’infermiere al preparatore atletico, dagli addetti alla pulizia agli elettricisti dello stadio, e via dicendo), allora i governi si sono sentiti in dovere di intervenire per tutelare questi lavoratori.

I PROBLEMI DEL CALCIO

Il calcio è una grande impresa, con ricavi milionari, con un volume d’affari miliardario, ma con anche una montagna di debiti. È uno sport che vive la crisi economica, aumentata dalla pandemia ancora in atto. Ci sono tanti problemi nel calcio di oggi, soprattutto nel calcio italiano. Ci sono tante questioni da risolvere, aspetti da migliorare. Ci sono i tanti debiti delle squadre. Ci sono partite poco appetibili dal punto di vista mediatico. Ci sono le partite rinviate di mesi, le plusvalenze fittizie, gli stipendi non pagati, i furbetti dei tamponi. Ci sono le squadre che vincono gli scudetti con mesi di anticipo e quelle che sono retrocesse con mesi di anticipo. C’è il Fair Play Finanziario, che non si è capito a cosa serva, che permette a vari club di indebitarsi enormemente senza dire nulla, che permette a vari club di acquistare giocatori a centinaia di milioni di euro, e se ne potrebbero dire altre. Ci sono la poca attrattività della Serie A in Italia e della Champions League in generale. Ci sono molti problemi per cui non sono state pensate soluzioni, non sono stati presi provvedimenti.

Ecco, quello che io credo è che la Super League voglia trovare la soluzione ad alcuni di questi problemi, ad esempio per quanto riguarda l’attrattività delle partite e i ricavi economici. È la soluzione migliore? Secondo me no.