Inizialmente a favore delle potenze dell’Intesa, le sorti della Prima guerra mondiale cambiano con l’uscita della Russia dal conflitto, per poi subire un contraccolpo con l’intervento degli Stati Uniti d’America.

Lo spostamento di truppe austro-tedesche dal fronte orientale a quello occidente consente agli imperi di intraprendere una grande offensiva nella primavera del 1918, che riesce in parte a guadagnare alcuni territori, senza però risultare decisiva.

Le potenze dell’Intesa decidono così di affidare il comando unificato delle operazioni belliche al generale francese Foch.

In estate le truppe anglo-francesi passano al contrattacco e, grazie anche al massiccio apporto degli Stati Uniti, riescono a provocare ingenti danni tra le fila nemiche.

La battaglia di Amiens segna “il giorno più nero per l’esercito tedesco”, secondo le parole del generale Ludendorff.

Alla fine di settembre 1918, ormai sconfitta e al collasso, la Bulgaria (alleata degli imperi) firma l’armistizio ed esce dal conflitto.

Un mese dopo, nelle stesse condizioni, fa lo stesso anche l’Impero ottomano.

Anche a seguito della battaglia di Vittorio Veneto, vinta dagli italiani, gli austriaci ottengono l’armistizio a inizio novembre (Armistizio di Villa Giusti).

Infine, con un esercito ormai estremamente ridotto e con rivoluzioni al proprio interno, anche l’Impero tedesco chiede l’armistizio.

La prima guerra mondiale termina così ufficialmente l’11 novembre 1918.

La Grande Guerra si chiude con circa 9 milioni di soldati morti e 21 milioni di feriti. E milioni sono anche le vittime civili e gli sfollati.

Nel gennaio 1919 si apre la conferenza di pace di Parigi con lo scopo di stipulare i definitivi trattati di pace, che sono poi firmati in estate.

Dopo notevoli contrasti tra i vincitori nel ricercare una pace democratica o una pace punitiva, le condizioni imposte, ad esempio alla Germania, si dimostrano umilianti. L’Impero tedesco perde anche vari territori. Avviene anche la dissoluzione in vari Stati più piccoli dell’Impero asburgico.

Con la fine della Prima guerra mondiale nasce anche la Società delle nazioni, un organismo sovranazionale con l’obiettivo di garantire l’equilibrio e la pace tra i vari Paesi. Si tratta però di un organo che fin da subito è minato da contraddizioni e problemi, come l’esclusione dei Paesi sconfitti e anche della Russia. Ma soprattutto a non aderire all’organizzazione sono gli USA, che con l’uscita di scena del Presidente Democratico Wilson e la vittoria dei Repubblicani intraprenderanno una stagione di isolazionismo.

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