Lo scoppio della prima guerra mondiale segna la fine della Belle Époque, un lungo periodo di pace e sviluppo economico che aveva interessato l’Europa fin dall’ultimo ventennio dell’Ottocento.

L’Europa alla vigilia del conflitto mondiale è divisa in due grandi blocchi contrapposti. Il primo, geograficamente al centro del continente, è costituito dall’impero tedesco e da quello austro-ungarico strettamente alleati tra loro e uniti all’Italia dalla Triplice Alleanza. Il secondo blocco (quello dell’Intesa) è formato dalla Russia, legata alla Serbia per via della comune etnia slava e alla Francia, con anche la Gran Bretagna che aveva buoni rapporti con questi Paesi.

Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco, Gavrilo Princip, uccide con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie, mentre attraversano Sarajevo, luogo in quei giorni di solenni celebrazioni. Il giovane fa parte di un’organizzazione irredentista serba, contraria dunque al governo imperiale centrale. Da questo evento scaturisce una crisi che diventa internazionale e fa precipitare l’Europa in un conflitto di proporzioni fino ad allora mai viste.

Il 23 luglio l’impero austro-ungarico invia un ultimatum alla Serbia, la quale non lo accetta del tutto. Il 28 luglio allora l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia e immediatamente, il giorno successivo, la Russia ordina la mobilitazione delle forze armate contro l’Austria e in difesa della Serbia. Si innesca così una drammatica reazione a catena: a inizio agosto la Germania dichiara guerra prima alla Russia e poi anche alla Francia, e successivamente la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania.

Subito l’impero tedesco cerca di attuare il cosiddetto piano Schlieffen, nel tentativo di sconfiggere con una guerra lampo la Francia e poi concentrarsi sul fronte orientale e tenere gli inglesi fuori dai giochi. La Germania allora attacca e invade il Lussemburgo, il Belgio, e poi la Francia (arrivando a pochi kilometri da Parigi). Ma ben presto i francesi riescono a contrattaccare nella battaglia della Marna e a respingere i tedeschi, che (attaccati dai russi a est) devono abbandonare le speranze di una breve e vittoriosa guerra.

Si crea così una situazione di stallo. Il conflitto si trasforma dunque in una guerra di logoramento, combattuta nelle trincee, su fronti lunghi centinaia di kilometri. A rendere nuova questa guerra rispetto ai conflitti precedenti (che invece erano più guerre di movimento) sono anche la coscrizione obbligatoria, le mitragliatrici automatiche e altre tecnologie militari.

Col tempo il conflitto si allarga e diventa a tutti gli effetti mondiale. Nell’agosto del 1914 il Giappone, alleato della Gran Bretagna, entra in guerra contro la Germania (nel tentativo di conquistare le colonie tedesche nel Pacifico). Nel novembre dello stesso anno l’impero ottomano (che controllava l’importante stretto dei Dardanelli) interviene a favore degli imperi centrali. Nel 1915 e 1916 entrano in guerra l’Italia, il Portogallo, la Romania e la Grecia dalla parte dell’Intesa, mentre la Bulgaria si schiera con gli imperi centrali. Il 1917 infine cambierà il conflitto, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America.

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