La prima guerra mondiale inizia nell’estate del 1914, ma l’Italia vi entra solo l’anno dopo, il 24 maggio 1915, al fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia (Triplice Intesa), nonostante in precedenza era alleata con Austria-Ungheria e Germania (Triplice Alleanza).

Il cambio di alleanza avviene dopo la firma di un accordo segreto (il Patto di Londra).

All’inizio, riguardo la possibile entrata in guerra, l’opinione pubblica italiana è divisa in due schieramenti contrapposti:

– Neutralisti: contrari alla guerra; ne fanno parte liberali, cattolici, socialisti.
– Interventisti: favorevoli alla guerra; ne fanno parte nazionalisti, conservatori, repubblicani, industriali.

I neutralisti sono in numero maggiore, ma gli interventisti hanno una forte presa sulle masse e l’opinione pubblica: per questo, alla fine, hanno la meglio.

L’entrata in guerra dell’Italia apre un lungo fronte sulle Alpi Orientali, dal Passo dello Stelvio fino all’Isonzo, passando per il Lago di Garda e la Marmolada, per un totale di oltre 600 km di lunghezza. Si tratta dunque di un territorio fortemente montuoso.

Fino al dicembre 1915 l’Italia sferra varie offensive, ma subisce pesanti perdite senza notevoli conquiste territoriali.

Nella primavera del 1916 l’Austria passa all’attacco con una grande offensiva, a cui però l’Italia riesce a rispondere, contrattaccando e conquistando in estate Gorizia.

Seguono verso la fine del 1916 e poi nel 1917 una serie di offensive, in particolare lungo il fiume Isonzo, teatro di dodici sanguinose battaglie.

Nel frattempo l’Italia combatte anche su altri fronti: Albania, Macedonia, Mar Adriatico, Libia.

Con la prima guerra mondiale i soldati italiani (e non solo) sperimentano la guerra di trincea, che logora nel morale e nel fisico.

Di particolare importanza per lo sforzo bellico è il cosiddetto fronte interno, caratterizzato dal notevole sviluppo dell’industria degli armamenti, la riconversione dell’industria in generale alle esigenze della guerra, i razionamenti per la popolazione, l’entrata della donna nel mondo del lavoro, ecc.

Nell’ottobre 1917, le truppe austriache coadiuvate da quelle tedesche tentano una grande e improvvisa offensiva, che sfonda il fronte italiano a Caporetto.

L’Italia è costretta così a ripiegare dalla linea dell’Isonzo fino a quella del fiume Piave, contando migliaia di perdite. A seguito di ciò il comandante Cadorna viene sostituito da Diaz.

L’anno dopo, grazie ad un attacco massiccio, l’Italia riesce a sfondare il fronte e ad avere la meglio nella battaglia di Vittorio Veneto.

L’Austria-Ungheria chiede allora l’armistizio, che viene firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918 (con entrata in vigore il giorno dopo).

L’Italia ottiene il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria.

Al termine della guerra l’Italia conta più di 650 mila soldati morti e quasi 600 mila civili morti, oltre a milioni di feriti e di sfollati.

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