Nel mese di gennaio ho collaborato con Robe, un progetto di divulgazione interdisciplinare in pillole creato su Instagram, supervisionando i contributi riguardanti temi storici e realizzando una rubrica settimanale sulla Prima guerra mondiale.

Qui di seguito è riportato il mio contributo, diviso in quattro capitoli:
1) Una Grande Guerra
2) L’Italia nella 1^ guerra mondiale
3) 1917
4) La fine della Grande Guerra

– Capitolo 1

UNA GRANDE GUERRA



Lo scoppio della prima guerra mondiale segna la fine della Belle Époque, un lungo periodo di pace e sviluppo economico che aveva interessato l’Europa fin dall’ultimo ventennio dell’Ottocento.

L’Europa alla vigilia del conflitto mondiale è divisa in due grandi blocchi contrapposti. Il primo, geograficamente al centro del continente, è costituito dall’impero tedesco e da quello austro-ungarico strettamente alleati tra loro e uniti all’Italia dalla Triplice Alleanza. Il secondo blocco (quello dell’Intesa) è formato dalla Russia, legata alla Serbia per via della comune etnia slava e alla Francia, con anche la Gran Bretagna che aveva buoni rapporti con questi Paesi.

Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco, Gavrilo Princip, uccide con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie, mentre attraversano Sarajevo, luogo in quei giorni di solenni celebrazioni. Il giovane fa parte di un’organizzazione irredentista serba, contraria dunque al governo imperiale centrale. Da questo evento scaturisce una crisi che diventa internazionale e fa precipitare l’Europa in un conflitto di proporzioni fino ad allora mai viste.

Il 23 luglio l’impero austro-ungarico invia un ultimatum alla Serbia, la quale non lo accetta del tutto. Il 28 luglio allora l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia e immediatamente, il giorno successivo, la Russia ordina la mobilitazione delle forze armate contro l’Austria e in difesa della Serbia. Si innesca così una drammatica reazione a catena: a inizio agosto la Germania dichiara guerra prima alla Russia e poi anche alla Francia, e successivamente la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania.

Subito l’impero tedesco cerca di attuare il cosiddetto piano Schlieffen, nel tentativo di sconfiggere con una guerra lampo la Francia e poi concentrarsi sul fronte orientale e tenere gli inglesi fuori dai giochi. La Germania allora attacca e invade il Lussemburgo, il Belgio, e poi la Francia (arrivando a pochi kilometri da Parigi). Ma ben presto i francesi riescono a contrattaccare nella battaglia della Marna e a respingere i tedeschi, che (attaccati dai russi a est) devono abbandonare le speranze di una breve e vittoriosa guerra.

Si crea così una situazione di stallo. Il conflitto si trasforma dunque in una guerra di logoramento, combattuta nelle trincee, su fronti lunghi centinaia di kilometri. A rendere nuova questa guerra rispetto ai conflitti precedenti (che invece erano più guerre di movimento) sono anche la coscrizione obbligatoria, le mitragliatrici automatiche e altre tecnologie militari.

Col tempo il conflitto si allarga e diventa a tutti gli effetti mondiale. Nell’agosto del 1914 il Giappone, alleato della Gran Bretagna, entra in guerra contro la Germania (nel tentativo di conquistare le colonie tedesche nel Pacifico). Nel novembre dello stesso anno l’impero ottomano (che controllava l’importante stretto dei Dardanelli) interviene a favore degli imperi centrali. Nel 1915 e 1916 entrano in guerra l’Italia, il Portogallo, la Romania e la Grecia dalla parte dell’Intesa, mentre la Bulgaria si schiera con gli imperi centrali. Il 1917 infine cambierà il conflitto, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America.

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– Capitolo 2

L’ITALIA NELLA 1^ GUERRA MONDIALE



La prima guerra mondiale inizia nell’estate del 1914, ma l’Italia vi entra solo l’anno dopo, il 24 maggio 1915, al fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia (Triplice Intesa), nonostante in precedenza era alleata con Austria-Ungheria e Germania (Triplice Alleanza). Il cambio di alleanza avviene dopo la firma di un accordo segreto (il Patto di Londra).

All’inizio, riguardo la possibile entrata in guerra, l’opinione pubblica italiana è divisa in due schieramenti contrapposti:
– Neutralisti: contrari alla guerra; ne fanno parte liberali, cattolici, socialisti.
– Interventisti: favorevoli alla guerra; ne fanno parte nazionalisti, conservatori, repubblicani, industriali.

I neutralisti sono in numero maggiore, ma gli interventisti hanno una forte presa sulle masse e l’opinione pubblica: per questo, alla fine, hanno la meglio.

L’entrata in guerra dell’Italia apre un lungo fronte sulle Alpi Orientali, dal Passo dello Stelvio fino all’Isonzo, passando per il Lago di Garda e la Marmolada, per un totale di oltre 600 km di lunghezza. Si tratta dunque di un territorio fortemente montuoso. Fino al dicembre 1915 l’Italia sferra varie offensive, ma subisce pesanti perdite senza notevoli conquiste territoriali.

Nella primavera del 1916 l’Austria passa all’attacco con una grande offensiva, a cui però l’Italia riesce a rispondere, contrattaccando e conquistando in estate Gorizia. Seguono verso la fine del 1916 e poi nel 1917 una serie di offensive, in particolare lungo il fiume Isonzo, teatro di dodici sanguinose battaglie. Nel frattempo l’Italia combatte anche su altri fronti: Albania, Macedonia, Mar Adriatico, Libia.

Con la prima guerra mondiale i soldati italiani (e non solo) sperimentano la guerra di trincea, che logora nel morale e nel fisico. Importante per lo sforzo bellico è il cosiddetto fronte interno, caratterizzato dal notevole sviluppo dell’industria degli armamenti, la riconversione dell’industria in generale alle esigenze della guerra, i razionamenti per la popolazione, l’entrata della donna nel mondo del lavoro, ecc.

Nell’ottobre 1917, le truppe austriache coadiuvate da quelle tedesche tentano una grande e improvvisa offensiva, che sfonda il fronte italiano a Caporetto. L’Italia è costretta così a ripiegare dalla linea dell’Isonzo fino a quella del fiume Piave, contando migliaia di perdite. A seguito di ciò il comandante Cadorna viene sostituito da Diaz.

L’anno dopo, grazie ad un attacco massiccio, l’Italia riesce a sfondare il fronte e ad avere la meglio nella battaglia di Vittorio Veneto. L’Austria-Ungheria chiede allora l’armistizio, che viene firmato a Villa Giusti il 3 novembre 1918 (con entrata in vigore il giorno dopo). L’Italia ottiene il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria. Al termine della guerra l’Italia conta più di 650 mila soldati morti e quasi 600 mila civili morti, oltre a milioni di feriti e di sfollati.

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– Capitolo 3

1917



Il 1917 rappresenta un anno cruciale, di svolta, nella Prima guerra mondiale, poiché accadono tre importanti eventi:
1) L’uscita della Russia dal conflitto
2) L’entrata in guerra degli Stati Uniti
3) La disfatta italiana di Caporetto

Le enormi perdite subite in guerra dalla Russia provocano, nel marzo 1917, lo sciopero generale degli operai nella capitale Pietrogrado. La protesta si trasforma in un’imponente manifestazione contro lo zar Nicola II, il quale abdica. Prendono il potere i menscevichi. Ciò provoca la disgregazione dell’esercito e il collasso militare della Russia.

Formalmente la Russia uscirà dal conflitto nel marzo 1918, con la firma del trattato di Brest-Litovsk. Ciò avviene a seguito della Rivoluzione d’ottobre della presa del potere da parte dei bolscevichi di Lenin. L’uscita della Russia dalla guerra sancisce la fine delle operazioni belliche sul fronte orientale, a vantaggio degli Imperi centrali, che possono rivolgere le truppe sul fronte occidentale.

Nell’aprile 1917 invece gli Stati Uniti decidono di entrare in guerra contro la Germania, la quale da tempo portava avanti una guerra sottomarina indiscriminata contro i rifornimenti perlopiù americani nel tentativo di colpire le economie dei Paesi dell’Intesa. Il Presidente americano Wilson abbandona così la politica di neutralità.

L’intervento bellico vero e proprio degli USA arriva però dopo alcuni mesi, ma risulta decisivo dal punto di vista militare ed economico nell’indirizzare le sorti della guerra a favore dell’Intesa. I soldati americani che combattono in Europa sono circa 2 milioni.

Anche per l’Italia il 1917 rappresenta l’anno più difficile della guerra. Tra la primavera e l’estate il comandante Cadorna porta avanti diverse offensive sull’Isonzo, che ottengono scarsi risultati ma un elevato numero di vittime. Contemporaneamente si verificano episodi di malcontento e protesta sia tra la popolazione civile (contro l’aumento dei prezzi e la carenza di generi alimentari) sia tra i soldati al fronte, cosa che interessa di fatto tutti i Paesi in guerra.

Approfittando della chiusura del fronte orientale, il 24 ottobre 1917, gli austriaci insieme ai tedeschi attaccano le linee italiane sull’alto Isonzo, sfondando nei pressi di Caporetto e avanzando rapidamente nel territorio nemico. Ciò provoca una forte ritirata delle truppe italiane, fino alla nuova linea difensiva del Piave, oltre ad un gran numero di vittime e di sfollati.

Il 1917 è dunque l’anno che cambia la Prima guerra mondiale. L’uscita di scena della Russia, l’intervento bellico americano e la disfatta italiana di Caporetto causano un contraccolpo determinante, da una parte e dall’altra degli schieramenti della Grande Guerra. A nulla serve l’invito del papa Benedetto XV a porre fine all’«inutile strage»: si combatterà ancora per alcuni mesi, ma il 1917 segna l’inizio della fine della guerra.

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– Capitolo 4

LA FINE DELLA GRANDE GUERRA



Inizialmente a favore delle potenze dell’Intesa, le sorti della Prima guerra mondiale cambiano con l’uscita della Russia dal conflitto, per poi subire un contraccolpo con l’intervento degli Stati Uniti d’America.

Lo spostamento di truppe austro-tedesche dal fronte orientale a quello occidente consente agli imperi di intraprendere una grande offensiva nella primavera del 1918, che riesce in parte a guadagnare alcuni territori, senza però risultare decisiva. Le potenze dell’Intesa decidono così di affidare il comando unificato delle operazioni belliche al generale francese Foch.

In estate le truppe anglo-francesi passano al contrattacco e, grazie anche al massiccio apporto degli Stati Uniti, riescono a provocare ingenti danni tra le fila nemiche. La battaglia di Amiens segna “il giorno più nero per l’esercito tedesco”, secondo le parole del generale Ludendorff.

Alla fine di settembre 1918, ormai sconfitta e al collasso, la Bulgaria (alleata degli imperi) firma l’armistizio ed esce dal conflitto. Un mese dopo, nelle stesse condizioni, fa lo stesso l’Impero ottomano. Anche a seguito della battaglia di Vittorio Veneto, vinta dagli italiani, gli austriaci ottengono l’armistizio a inizio novembre (Armistizio di Villa Giusti).

Infine, con un esercito ormai estremamente ridotto e con rivoluzioni al proprio interno, anche l’Impero tedesco chiede l’armistizio. La prima guerra mondiale termina così ufficialmente l’11 novembre 1918. La Grande Guerra si chiude con circa 9 milioni di soldati morti e 21 milioni di feriti. E milioni sono anche le vittime civili e gli sfollati.

Nel gennaio 1919 si apre la conferenza di pace di Parigi con lo scopo di stipulare i definitivi trattati di pace, che sono poi firmati in estate. Dopo notevoli contrasti tra i vincitori nel ricercare una pace democratica o una pace punitiva, le condizioni imposte, ad esempio alla Germania, si dimostrano umilianti. L’Impero tedesco perde anche vari territori. Avviene anche la dissoluzione in vari Stati più piccoli dell’Impero asburgico.

Con la fine della Prima guerra mondiale nasce anche la Società delle nazioni, un organismo sovranazionale con l’obiettivo di garantire l’equilibrio e la pace tra i vari Paesi. Si tratta però di un organo che fin da subito è minato da contraddizioni e problemi, come l’esclusione dei Paesi sconfitti e anche della Russia. Ma soprattutto a non aderire all’organizzazione sono gli USA, che con l’uscita di scena del Presidente Democratico Wilson e la vittoria dei Repubblicani intraprenderanno una stagione di isolazionismo.


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