È metà settembre e ricomincia la scuola e quest’anno la ripartenza è ancora più importante e impegnativa, a causa della pandemia di coronavirus e di tutte le conseguenti normative per prevenire il contagio.

Mi viene in mente una foto.

È una fotografia famosa, che abbiamo visto in tanti, che gira spesso sui social networks.

È una foto in bianco e nero. Ci sono dei bambini, appesi ad una corda, sospesi sopra un fiume, nel tentativo di andare da una sponda all’altra.

È una foto del 1959 e siamo a Guiglia, piccolo paese situato sulle prime colline dell’Appenino modenese, a destra del fiume Panaro.

Il ponte per attraversare il fiume e poter arrivare più facilmente alla scuola che si trova dall’altro lato non esiste più, è stato bombardato durante la guerra, e uno nuovo ancora non c’è, e chissà quando verrà costruito un ponte nuovo. Andarci a piedi sarebbe difficile e faticoso, ci vuole tempo.

Ma i bambini a scuola devono andarci, è necessario che ci vadano, devono (e vogliono) imparare, devono crescere, il tempo non aspetta.

E così qualcuno, non si sa chi, tira una fune, da una sponda all’altra del fiume, una fune ben tesa, dove poter agganciare delle carrucole, e allora si passa, e allora si può andare a scuola.

Si parte la mattina, col proprio grembiule addosso, con la borsa a tracolla, la carrucola agganciata, una spinta, poi un’altra, poi un’altra ancora, e poi pian piano si è di là. Al pomeriggio di nuovo, nel senso inverso. Andata e ritorno, ogni giorno, tutto l’anno.

Sarà stato divertente e sarà stato anche faticoso, ma bisognava farlo, si voleva farlo, non c’era altra scelta. Perché a scuola bisogna andare, si voleva andare.

È una storia (e una foto) d’altri tempi, ma che ci insegna molto: ci ricorda l’importanza della scuola, della necessità della scuola. Perché senza scuola non c’è futuro.

Scuola vuol dire imparare cose nuove, conoscere, vuol dire crescere, scuola vuol dire socialità, incontrare persone, creare relazioni.

La scuola è quel luogo dove combattere quel grande virus che è l’ignoranza, l’unico vero grande male, secondo Socrate. E d’altronde come diceva Victor Hugo, “chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione”.

E come ha scritto recentemente Vasco Rossi in un post su Facebook (riportando proprio questa foto), per quei bambini di Guiglia la scuola era l’unico ponte per aggrapparsi al futuro.

Di storie del genere, sicuramente, ne esistono tante. Chissà quanti avranno dovuto fare una tale fatica per arrivare a scuola, chissà quanti ancora oggi, nel mondo, sono costretti a fare kilometri a piedi per andare a scuola!?

Chi ha scattato questa foto non si sa con certezza (qualcuno dice Franco Gremignani), ma sicuramente questo scatto ha fatto il giro del mondo.

Esiste anche un breve filmato realizzato dall’Istituto Luce, con la sua classica impostazione e voce da cinegiornale, che in un minuto racconta la vicenda.