Che significato ha una vittoria? Beh, dipende da come arriva, da chi è l’avversario, dal percorso che si è fatto per arrivarci a quella vittoria, dalle emozioni provate, dipende da tante cose. Ecco, forse solo chi segue da tempo la pallavolo italiana, e in particolare la Nazionale femminile, può capire davvero cosa significa aver battuto (nettamente) la Serbia.

La Nazionale italiana di volley femminile è campione d’Europa: questo direi che ormai si sa. Ma alla vigilia era una partita difficile, ostica, quasi impossibile da vincere. Si affrontava la Serbia, squadra nettamente favorita, tra l’altro padrona di casa perché si giocava a Belgrado, con un pubblico rumorosissimo (20 mila persone a tifare per una sola delle due squadre in campo). Si affrontava una squadra fortissima, la squadra campione del mondo e d’Europa in carica, dove gioca  gioca quella che è probabilmente la più forte pallavolista al mondo (Boskovic).

Ma soprattutto si affrontava la bestia nera della Nazionale italiana. Contro la Serbia avevamo perso al quinto set in una partita combattutissima la finale dei Mondiali 2018. Contro la Serbia avevamo perso la semifinale agli scorsi Europei nel 2019 (dove sul podio andarono di nuovo Serbia, Turchia e Italia). E proprio la Serbia ci aveva eliminate qualche settimana fa agli ottavi di finale alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Tutte grandi delusioni impresse nella mente dell’Italvolley femminile e di noi tifosi.

Ecco, aver vinto contro questa Serbia, tra l’altro a casa loro, davanti a 20 mila persone che tifavano contro, e aver vinto anche nettamente (perché già solo il 25 a 11 del quarto set significa averle totalmente surclassate), ha il significato della rivincita che si aspettava da tempo, del riscatto dopo alcune importanti sconfitte, del voler dimostrare finalmente di essere forti, di essere tra le più forti del mondo. Questa vittoria significa tanta sofferenza, tanto sacrificio, ma anche tanta forza, tanto coraggio, significa aver dovuto sopportare le critiche e le accuse, le dita puntate contro, i fischi, significa aver abbassato la testa, pianto, sofferto, ma significa anche essersi rialzate, aver guardato in faccia le proprie paure, aver superato i propri limiti, aver giocato da grande squadre quale è l’Italia. Il significato di questa vittoria europea è la grande emozione di una notte magica che rimarrà sempre nei nostri ricordi.

Insomma, dopo due settimane e mezzo di Europei di volley femminile l’Italia torna a casa con il trofeo. Ha concluso il proprio girone al primo posto, da imbattuta, avendo perso un solo set in 5 partite (3 a 0 contro la Bielorussi, 3 a 0 contro l’Ungheria, 3 a 1 contro la Slovacchia, 3 a 0 contro la Croazia, 3 a 0 contro la Svizzera). ha poi affrontato alla grande la fase finale battendo nell’ordine il Belgio (3-1), la Russia (3-0), l’Olanda (3-1) e infine la Serbia (3-1), con soli tre set persi nelle 4 partite a eliminazione diretta. Un percorso straordinario. Paola Egonu nominata anche come miglior giocatrice del torneo.

La finale merita di essere riraccontata per chi non l’ha vista o per chi non smette ancora di crederci. La Serbia parte forte, ma l’Italia c’è: si va praticamente punto a punto fino alla fine, con le serbe che alla fine prevalgono per 26 a 24 e conquistano il primo set. Nel secondo set la Serbia parte ancora più forte, ma l’Italia resiste. Boskovic è fortissima, ma il punteggio rimane equilibratissimo. Egonu migliora, le altre anche. Danesi mura la Boskovic e l’Italia conquista il secondo set (25-22). Si riparte in parità, ma la Serbia scappa subito forte, l’Italia subisce, va in confusione e ad un certo punto è sotto per 8 a 3. Sembra tutto perduto, tutto già scritto. Ma poi succede qualcosa, perché toccato il fondo si può solo risalire, dicevano. Coach Mazzanti inserisce Malinov e l’Italia si rialza, ricostruisce, acquista maggiore sicurezza, recupera, addirittura sorpassa le serbe e va a prendersi con forza il terzo set (25 a 19). Ora siamo in vantaggio: 2 set a 1 per l’Italia. La Serbia non sembra più così impossibile da battere, noi riusciamo a prendere le misure, ci funziona quasi tutto, le schiacciate, la ricezione, il muro, soprattutto contro una Boskovic che comincia a non essere più così determinante. Il palazzetto comincia a fare meno rumore. Nel quarto set non c’è partita, non c’è storia. In campo c’è praticamente una sola squadra, quella azzurra. Fa strano dirlo, ma con grande scioltezza e disinvoltura l’Italia surclassa 25 a 11 le serbe e si va a prendere l’Europeo. Un momento epico, magico, indimenticabile. Il significato di questa vittoria europea sta tutto qui.