Giuseppe Fava (detto Pippo) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore siciliano, ucciso da Cosa nostra il 5 gennaio 1984, perché (da giornalista e uomo libero) parlava di mafia.

A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?

Oltre a questa sua frase (e ai suoi romanzi e a tutte le sue opere) di Pippo Fava va ricordato un articolo, intitolato Lo spirito di un giornale, pubblicato sul Giornale del Sud, in data 11 ottobre 1981 e le cui potenti parole non possono non rimanere impresse nella mente.

Lo spirito di un giornale

Io ho un concetto etico del giornalismo.

Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.

Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali. Ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero.

Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!

[…]

La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà!

Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria.

È una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio d’impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: “Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, né la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!”.

È consigliata la visione del film Prima che la notte (di Daniele Vicari), incentrato sulla storia e sul personaggio di Pippo Fava e andato in onda su Rai Uno il 23 maggio 2018 in occasione della Giornata della legalità. Il film è visibile sulla piattaforma RaiPlay direttamente a questo link.

Il testo dell’articolo invece è tratto dal sito della Fondazione Fava, consultabile direttamente a questo link.