C’è Asia, maltratta e violentata dal compagno per oltre 10 anni. C’è Margherita, uccisa dal padre. C’è Claudia, palpeggiata una mattina sì e una no sull’autobus mentre va al lavoro. Ci sono Valentina e Federica, violentate sessualmente da un professore universitario. C’è Monica, il cui ex fidanzato ha pubblicato sul web video intimi che i due avevano fatto quando stavano insieme. C’è Iris, licenziata dal suo datore di lavoro perché incinta. C’è Sara, stuprata da due suoi coetanei a una festa. C’è Stefania, che da anni per non perdere il proprio posto di lavoro è costretta a subire gli insulti del suo capo. C’è Giulia, che per non stare sola quando la sera torna a casa a piedi dalle lezioni sta al telefono in chiamata con un’amica. C’è Rossella, costretta a mettersi pantaloni lunghi. C’è Erika, che quasi ogni mattina quando esce di casa le fischiano. C’è Anita, perseguitata ogni giorno dall’ex fidanzato. C’è Lea, suicidata dopo aver subito per anni le violenze del marito. E ce ne sono tante, tantissime, altre.

Sono nomi di fantasia, sono solo esempi. Ma sono storie vere, storie di vita e (purtroppo) anche di morte, storie di quotidianità, di drammatica e tragica quotidianità. Sono storie di violenza, di violenza che ha molteplici forme, violenza verbale, psicologica, fisica. Sono storie che ci ricordano quanto la violenza di genere sia un problema della nostra società, un problema che va affrontato e combattuto, da parte di tutti (uomini compresi!).

In Italia, in media ogni 3 giorni una donna viene uccisa e ogni 15 minuti una donna subisce violenza da un uomo. Anche se bisognerebbe dire che in Italia, in media ogni 15 minuti un uomo violenta una donna (perché la colpa è di chi commette la violenza, non di chi la subisce). Inoltre in Italia più dell’80% dei femminicidi è commesso da partner, ex partner o famigliari (ovvero da persone conosciute dalla donna) e più del 70% delle violenze di genere è compiuto da persone italiane. Sono numeri, ma dietro questi numeri ci sono persone, donne, esseri umani.

Ma c’è anche un numero importante: è il 1522, ovvero il numero telefonico nazionale a cui rivolgersi se si è vittima di violenza o stalking (è un servizio pubblico promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Ecco allora che bisogna anche ricordare che dalla violenza si può uscire, ci si può proteggere, ci sono le strutture, i luoghi e le persone che offrono servizi e assistenza. E noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per combattere la violenza di genere: possiamo sostenere economicamente con donazioni chi si impegna a offrire servizi in aiuto alle donne che hanno subito violenza o sono state minacciate e poi (soprattutto noi uomini) dobbiamo praticare il rispetto.

Lo stalking è reato. Violentare una persona è reato. Diffondere foto e video intimi senza consenso è reato. Costringere a un rapporto sessuale vuol dire stuprare ed è reato. E il reato è del colpevole, non della vittima.

I diritti delle donne sono diritti umani e soprattutto… la violenza non è amore!

Stop alla violenza sulle donne! Stop alla violenza di genere!