Nel corso della storia le Olimpiadi non sono sempre state tranquille e, soprattutto, solo sportive. In alcune occasioni infatti ci sono stati infatti eventi, questioni, vicende, fatti, un po’ turbolenti: da attentati terroristici a risse durante una partita di pallanuoto, da boicottaggi a gesti politici iconici sul podio. Qui racconto alcuni di questi fatti.

Londra 1908: lo scontro USA-GB (con un italiano nel mezzo)

Durante la cerimonia di apertura della quarta edizione dei Giochi Olimpici moderni il portabandiera statunitense si rifiutò di abbassare la bandiera nel momento del passaggio davanti al palco dove si trovava il re britannico Edoardo VII. Il lanciatore del peso americano Martin Sheridan commentò l’accaduto dicendo che la bandiera americana “non si inchina davanti a nessun monarca al mondo”. La tensione tra Stati Uniti e Gran Bretagna venne fuori anche nella maratona. Qui il corridore italiano Dorando Pietri, arrivato stremato nei pressi del traguardo e seguito poco dietro dall’americano Johnny Hayes, venne sostenuto da due arbitri nei metri finali al fine di farlo vincere. Ma dopo oltre un’ora di discussione gli ufficiali di gara decisero di qualificare l’atleta italiana, assegnando così l’oro ad Hayes.

Berlino 1936: il mito di Owens nella Germania nazista

Nel 1936 le Olimpiadi estive si tennero a Berlino, nella Germania nazista. Lo scopo di Hitler era utilizzare i Giochi per mostrare la potenza tedesca e la superiorità della razza ariana. Ma proprio a Berlino nacque il mito di Jesse Owens. Il corridore afroamericano conquistò infatti ben 4 medaglie d’oro, vincendo nei 100 m piani, nel salto in lungo, nei 200 m piani e nella staffetta 4×100 m. Tali vittorie portarono Hitler a non partecipare più alle cerimonie di premiazione degli atleti.

Melbourne 1956: il bagno di sangue in piscina

Le Olimpiadi in Australia si svolsero in concomitanza con la Rivoluzione ungherese: l’Ungheria cercò di liberarsi dal dominio dell’Unione Sovietica, che rispose con una repressione durissima. Ai Giochi ungheresi e sovietici si affrontarono in una partita di pallanuoto (con i primi campioni olimpici in carica). In un match combattutissimo, con un’atmosfera sempre più violenta, a due minuti dalla fine un giocatore sovietico colpì un avversario, facendolo sanguinare da sotto l’occhio (e costringendolo ad uscire dal campo). I tifosi ungheresi allora invasero il campo e ci furono ampi scontri e aggressioni. Intervenne la polizia e la partita fu sospesa, ma la vittoria venne comunque data all’Ungheria, poiché in vantaggio 4-0 (cosa che permise poi ai magiari di rivincere la medaglia d’oro).

Città del Messico 1968: il pugno alzato di Smith e Johnson

Appartiene all’edizione messicana del 1968 una delle immagini più iconiche e famose della storia delle Olimpiadi. Durante la premiazione per i 200 metri maschili, i corridori afroamericani Tommie Smith e John Carlos (rispettivamente oro e bronzo), al momento dell’inno statunitense alzarono il pugno indossando un guanto (il saluto del black power, delle Pantere Nere) per protestare contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti. Con i due sul podio c’era anche Peter Norman: l’australiano, che al momento dell’inno dava le spalle agli altri due corridori senza quindi vedere il loro gesto, indossava invece una coccarda dell’Olympic Project for Human Rights (un’organizzazione di atleti olimpici che protestava contro la segregazione).

Monaco 1972: il massacro degli israeliani

Le Olimpiadi tenutesi nella Germania Ovest nel 1972 furono indelebilmente segnate dall’attacco terroristico di Settembre nero, un’organizzazione palestinese. Tra il 5 e il 6 settembre un gruppo di terroristi riuscì a entrare all’interno del villaggio olimpico, uccise due atleti israeliani e ne prese altri nove in ostaggio. La loro liberazione ad opera della polizia tedesca si dimostrò un’operazione fallimentare. Fu così che morirono tutti gli atleti sequestrati (11 in totale), oltre a un poliziotto tedesco e cinque terroristi. Le Olimpiadi non vennero annullate, ma solo sospese per un giorno.

Mosca 1980 e Los Angeles 1984: le Olimpiadi dei boicottaggi

I Giochi Olimpici probabilmente non sono mai stati semplici competizioni sportive, soprattutto al tempo della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Ne sono la dimostrazione le due edizioni di Mosca 1980 e Los Angeles 1984. A seguito dell’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979), gli USA decise di boicottare i Giochi di Mosca. Furono seguiti da altri 65 Paesi (tra cui il Canada, la Germania Ovest, il Giappone, la Cina, il blocco delle nazioni arabe). Invece altri Paesi del blocco occidentale (come Italia, Francia, Gran Bretagna) parteciparono alle Olimpiadi ma senza bandiera e inno nazionale (presentandosi sotto le insegne del CIO). Per vendicarsi del boicottaggio, l’Unione Sovietica non partecipò alle successive olimpiadi di Los Angeles. Fu seguita da altri 14 Paesi filosovietici (come Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Cuba, Germania Est).

Altri boicottaggi

Oltre a Mosca 1980 e Los Angeles, altre edizioni sono state boicottate. È successo infatti anche a Melbourne 1956 (boicottate dalla Cina per la partecipazione di Taiwan, da Egitto, Iraq e Libano per protestare contro l’invasione del Sinai da parte di Israele, da Paesi Bassi, Spagna e Svizzera in segno di protesta per la repressione da parte sovietica della rivolta ungherese), a Montréal 1976 (boicottate da gran parte dei Paesi africani per protestare contro la squadra di rugby della Nuova Zelanda andata a giocare in Sudafrica, da anni escluso dalle Olimpiadi per le sue politiche di apartheid), a Seul 1988 (boicottate dalla Corea del Nord, seguita anche da Cuba ed Etiopia).

Le Olimpiadi e le guerre

Il fondatore delle moderne Olimpiadi (il barone Pierre de Coubertin) sperava che i Giochi impedissero le guerra, ma così non fu. Infatti le Olimpiadi del 1916 (a Berlino) non si disputarono a causa della prima guerra mondiale (1914-1918), e lo stesso avvenne nel 1940 (a Tokyo) e nel 1944 (a Londra) a causa della seconda guerra mondiale (1939-1945). Inoltre i Paesi vincitori della prima guerra mondiale e quelli della seconda impedirono alle nazioni sconfitte di partecipare rispettivamente ai Giochi di Anversa 1920 e a quelli di Londra 1948.