Il prossimo 3 febbraio scade il mandato di Sergio Mattarella da Presidente della Repubblica, incarico che dura 7 anni. Questo vuol dire che qualche giorno prima inizieranno le votazioni per l’elezione del suo successore.

Ma come funziona l’elezione? Quando avverrà di preciso? E soprattutto: chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica? Questo e molto altro qui sotto…

LA VOTAZIONE – Anzitutto la prima cosa da sapere e da tenere a mente quando si parla dell’elezione del Capo dello Stato è da chi viene eletto. Ad eleggere il Presidente della Repubblica è il Parlamento in seduta comune insieme a tre delegati per ogni Regione (tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno). Quindi stiamo parlando di poco più di 1000 persone. L’elezione avviene con votazione segreta: per essere eletti serve la maggioranza dei due terzi dell’assemblea nei primi tre scrutini, mentre dal quarto in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.

LE DATE – Per quanto riguarda invece il timing, per eleggere il Presidente della Repubblica c’è una procedura stabilita dalla Costituzione e da una serie di prassi consolidatesi nel corso del tempo che determinano i vari step, le varie date dei passaggi fondamentali. 30 giorni prima della scadenza del mandato del Capo dello Stato in carica (quindi il 3 gennaio) il Presidente della Camera dei deputati convoca la votazione, cioè stabilisce la data in cui inizierà l’elezione. In genere questa avviene 15/20 giorni dopo, per dare il tempo ai Consigli regionali di eleggere i propri delegati. È verosimile quindi che Roberto Fico convochi la seduta per l’elezione intorno al 20 gennaio (secondo alcuni il 22, che è un sabato, per concedere un giorno in più ai parlamentari se non si arrivasse all’elezione già al primo scrutinio). Una volta iniziata la votazione ci potrebbero volere più giorni per arrivare all’elezioni del nuovo Presidente della Repubblica (nel 2015 per eleggere Mattarella ci vollero 3 giorni, con 4 scrutini).

I NUMERI IN PARLAMENTO – Manca sempre meno all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e già si rincorrono nomi, voci, opinioni su chi potrà essere il successore di Mattarella. Ma la primissima cosa da guardare per capire chi possa davvero diventare il nuovo Capo dello Stato sono i numeri in Parlamento, la composizione dei vari partiti, il loro peso politico e le loro alleanze. Dovrebbero essere in tutto 1007 gli elettori e quindi servirà una maggioranza di 672 ai primi tre scrutini e di 504 dal quarto scrutinio in poi. Il centrodestra può contare su 450 grandi elettori, considerando la Lega (196), Forza Italia (127), Fratelli d’Italia (58), Coraggio Italia-Cambiamo-Idea (31), Noi con l’Italia (5) e i delegati regionali (probabilmente 33). Il centrosinistra invece avrebbe da solo 187 grandi elettori, considerando il Partito Democratico (133), Liberi e Uguali (18), Azione-+Europa (5), Centro democratico (6) e i delegati regionali (probabilmente 25), che diventerebbero 420 considerando anche il Movimento 5 Stelle (233) o addirittura 463 con anche Italia Viva (43). In entrambi i casi siamo molto lontani dalla maggioranza dell’assemblea, e quindi qui entrano in gioco le varie alleanze. Ad esempio secondo alcuni analisti e opinionisti Italia Viva potrebbe votare con il centrodestra, portandolo a quota 493 voti (a -11 dalla maggioranza assoluta). C’è però anche un folto gruppo di parlamentari non appartenenti formalmente ai due schieramenti politici classici: si tratta di poco meno di un centinaio tra deputati e senatori, che però sono estremamente determinanti. Tra questi ci sono anzitutto i numerosi fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle (diventati Alternativa C’è o Italexit o perlopiù non iscritti a nessun gruppo, per un totale di oltre 60 parlamentari), ma anche i 6 senatori a vita (Giorgio Napolitano, Mario Monti, Liliana Segre, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia), i membri del Maie (6), i vari parlamentari singoli (come ad esempio Pier Ferdinando Casini di Centristi per l’Europa che fa parte del gruppo delle Autonomie).

IL PROSSIMO PRESIDENTE – Appurati i numeri in Parlamento, da tempo il nome in cima alla lista dei papabili è quello di Mario Draghi, che però attualmente è Presidente del Consiglio: il suo trasferimento al Quirinale comporterebbe un non irrilevante vuoto a Palazzo Chigi, con anche una possibile caduta del Governo. C’è quindi chi lo preferisce ancora come premier a guidare il PNRR, chi invece sostiene che possa farlo anche dal Quirinale (magari con un come il ministro Cingolani al Governo). Un altro nome importante che si è fatto strada insistentemente nelle ultime settimane è Silvio Berlusconi, che ha 85 anni e potrebbe essere il candidato di bandiera del centrodestra, ma con l’elevato rischio di essere bruciato ai primi scrutini. Un candidato che potrebbe raccogliere voti in maniera trasversale è sicuramente Pier Ferdinando Casini, che ha dalla sua una lunga esperienza politica e il non essersi di fatto mai legato fortemente a nessuna coalizione politica (anzi avendo partecipato a diversi e contrapposti schieramenti nel corso del tempo). C’è chi sostiene che il prossimo Presidente della Repubblica potrebbe essere una donna, come ad esempio Marta Cartabia (attuale ministro della Giustizia), che sarebbe una figura istituzionale e di garanzia, ma con poca esperienza politica. Di nomi ne sono usciti anche altri, come Giuliano Amato, Gianni Letta, Romano Prodi. Infine c’è anche chi sostiene che i partiti possano accordarsi per eleggere nuovamente Sergio Mattarella e arrivare senza scossoni alla fine dell’attuale legislatura (marzo 2023), facendo poi scegliere il nuovo Presidente della Repubblica al Parlamento che verrà. Mattarella però ha più volte dichiarato di non voler essere rieletto (cosa peraltro già successa anni fa con Napolitano, che poi venne rieletto, rimanendo in carica un altro paio di anni).

In conclusione, con tutta probabilità a fine gennaio inizieranno le votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica Italiana (scelto da deputati, senatori e delegati regionali) e ad oggi non c’è nessun “candidato” sicuro di ottenere una maggioranza solida.